Giusto.

    Malattia consecutiva: quanti giorni, limiti e rischi

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4

    Trovarsi in una condizione di salute che impedisce di lavorare per un periodo prolungato può generare ansia e incertezza, soprattutto riguardo alla sicurezza del proprio posto di lavoro. In questo articolo, faremo chiarezza sui tuoi diritti e sui limiti previsti dalla legge italiana in caso di malattia consecutiva.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e gestione dei periodi di malattia.

    Quanti giorni di malattia si possono fare in modo continuo?

    In Italia, non esiste un limite di legge al numero di giorni di malattia che un lavoratore può fare consecutivamente.

    Tuttavia, è importante conoscere due limiti fondamentali che regolano l'assenza per malattia:

    • L'indennità INPS, che copre l'assenza del lavoratore fino a un massimo di 180 giorni in un anno solare.
    • Il periodo di comporto, che rappresenta il vero limite per la conservazione del posto di lavoro.

    Qual è il limite massimo di malattia per non perdere il lavoro?

    Il vero limite da considerare per non rischiare il posto è il cosiddetto periodo di comporto.

    Si tratta del periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del proprio posto. Il datore di lavoro non può licenziare il dipendente fino a quando questo periodo non viene superato.

    La durata del comporto non è fissa per tutti, ma è stabilita dai singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL. Solitamente, varia da un minimo di 180 giorni fino a 365 giorni, a seconda del contratto, dell'anzianità di servizio e della qualifica del lavoratore.

    Per conoscere il limite esatto, è indispensabile consultare il proprio CCNL di riferimento.

    Cosa succede se si fanno troppi giorni di malattia?

    Se le assenze per malattia superano la durata massima prevista dal periodo di comporto, il datore di lavoro ha la facoltà di procedere con il licenziamento.

    Questo tipo di interruzione del rapporto di lavoro è noto come licenziamento per superamento del periodo di comporto e rientra nella categoria del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

    È importante sottolineare che il licenziamento non è automatico: è una scelta del datore di lavoro, che deve comunque rispettare le procedure previste dalla legge.

    Quando si azzerano i giorni di malattia?

    Il conteggio dei giorni di malattia utili al calcolo del periodo di comporto si azzera secondo le modalità definite dal CCNL. Esistono principalmente due tipologie di comporto:

    • Comporto secco: si applica a un unico evento di malattia ininterrotto. In questo caso, il conteggio si azzera al rientro del lavoratore.
    • Comporto per sommatoria: si calcolano tutte le assenze per malattia avvenute in un determinato arco temporale, ad esempio l'anno solare - dal 1° gennaio al 31 dicembre - o l'anno di calendario - 365 giorni dalla prima assenza. Il contatore si azzera al termine di questo periodo.

    Ancora una volta, la verifica del proprio CCNL è cruciale per capire come vengono conteggiati e quando si azzerano i giorni di assenza.

    I 180 giorni di indennità INPS devono essere consecutivi?

    No, i 180 giorni massimi di malattia indennizzati dall'INPS in un anno non devono essere necessariamente consecutivi.

    Questo limite si riferisce al totale dei giorni di malattia accumulati nel corso dell'anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre. Possono quindi derivare da più eventi di malattia separati e di diversa durata.

    Cosa succede se si superano i 30 o i 45 giorni di malattia?

    Superare 30 o 45 giorni di malattia, consecutivi o meno, di per sé non comporta alcuna conseguenza specifica, a patto di essere ancora all'interno del periodo di comporto previsto dal proprio CCNL.

    Queste soglie sono quasi sempre ben al di sotto dei limiti minimi di comporto. L'unica soglia che conta ai fini della conservazione del posto di lavoro è quella stabilita dal contratto collettivo.

    Quante volte si può richiedere la continuazione della malattia?

    Non esiste un numero massimo di volte in cui è possibile richiedere la continuazione di un certificato di malattia.

    Finché lo stato di salute del lavoratore lo richiede e un medico continua a certificare la necessità di prolungare l'assenza, il certificato può essere rinnovato. L'importante è che il nuovo certificato di continuazione sia emesso senza interruzioni rispetto a quello precedente.

    I giorni di malattia includono anche sabato e domenica?

    Sì, i giorni di malattia indennizzati includono anche il sabato e la domenica se questi sono compresi nel periodo indicato dal certificato medico.

    Ad esempio, un certificato che copre dal venerdì al lunedì includerà nel conteggio anche il sabato e la domenica. Se il certificato termina di venerdì e il lavoratore rientra il lunedì, il sabato e la domenica non vengono conteggiati.

    Quanti giorni di assenza ingiustificata servono per essere licenziati?

    È fondamentale distinguere l'assenza per malattia, che è sempre giustificata da un certificato medico, dall'assenza ingiustificata.

    Nel caso di assenza ingiustificata, le conseguenze sono molto più immediate e severe. Il numero di giorni che possono portare al licenziamento per giusta causa è molto basso e viene stabilito dal CCNL. In genere, un'assenza non comunicata e non giustificata per 3-5 giorni consecutivi è considerata una motivazione sufficiente per il licenziamento.

    Hai ancora dubbi sulla malattia consecutiva e i tuoi diritti?

    Se la tua situazione personale è complessa o desideri una valutazione precisa dei limiti previsti dal tuo CCNL, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure legate al superamento del periodo di comporto e alla tutela del lavoratore.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4