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    Referendum art. 18: cosa prevedeva e l'esito del voto

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    Se ti stai informando sul referendum relativo all'articolo 18, è probabile che tu voglia comprendere meglio le tutele previste in caso di licenziamento. In questo articolo troverai una spiegazione chiara di cosa proponeva il quesito referendario, del contesto normativo e di quale è stato il risultato finale della votazione. Per affrontare con sicurezza eventuali questioni legate al tuo rapporto di lavoro, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e tutele per i lavoratori.

    Cosa prevedeva il quesito referendario sull'articolo 18?

    Il referendum, promosso dalla CGIL e tenutosi l'8 e 9 giugno 2025, aveva un obiettivo preciso: abrogare le norme introdotte con il Jobs Act - il Decreto Legislativo 23/2015 - che avevano modificato il regime delle tutele in caso di licenziamento illegittimo.

    Lo scopo era estendere nuovamente a tutti i lavoratori dipendenti il diritto al reintegro nel posto di lavoro, una protezione che era stata ridimensionata per i neoassunti dopo il 2015.

    Qual era la differenza normativa prima e dopo il Jobs Act?

    Il dibattito che ha portato alla proposta di referendum si fonda su due diversi regimi di tutela, entrambi tuttora in vigore a seconda della data di assunzione del lavoratore.

    • Prima del Jobs Act: Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - Legge 300/1970 - garantiva la cosiddetta "tutela reale". Questa prevede il diritto del lavoratore a essere reintegrato nel proprio posto di lavoro se il licenziamento viene giudicato illegittimo o discriminatorio.
    • Dopo il 7 marzo 2015: Per i lavoratori assunti a partire da questa data, il Jobs Act ha introdotto come tutela principale un indennizzo economico, il cui importo cresce in base all'anzianità di servizio. Il diritto al reintegro automatico è stato di fatto eliminato per molte casistiche di licenziamento illegittimo.

    Il referendum era stato giudicato ammissibile?

    Sì, il quesito referendario era stato ritenuto ammissibile. Con la sentenza numero 12/2025, la Corte Costituzionale aveva dato il via libera alla consultazione popolare, sostenendo che l'eventuale abrogazione delle norme del Jobs Act avrebbe riportato uniformità di trattamento tra i lavoratori, a prescindere dalla loro data di assunzione.

    Qual è stato l'esito del voto del referendum?

    Nonostante l'ammissibilità del quesito, il referendum sull'articolo 18 non ha prodotto alcun effetto pratico.

    L'affluenza alle urne si è fermata a circa il 30% degli aventi diritto. Poiché per la validità di un referendum abrogativo è necessario il raggiungimento del quorum, ovvero la partecipazione al voto del 50% più uno degli elettori, la consultazione non è risultata valida.

    Dove si possono consultare i risultati ufficiali?

    Per un'analisi dettagliata sull'esito della consultazione e sulle percentuali di voto espresse dai cittadini, è possibile fare riferimento ai dati storici ufficiali pubblicati sul portale del Ministero dell'Interno.

    Al momento, non risultano in corso altre iniziative referendarie di rilievo nazionale su questa specifica materia.

    Hai ancora dubbi sulle tutele in caso di licenziamento?

    Qualora desiderassi un parere sulla tua situazione lavorativa specifica, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle normative sui licenziamenti e sull'applicazione dell'articolo 18.

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