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Se ti sei imbattuto nell'espressione "revoca ad nutum" leggendo un contratto o un documento legale, è normale avere qualche dubbio sul suo significato preciso. Si tratta di un concetto importante del nostro ordinamento, con implicazioni significative sia in ambito lavorativo che societario. In questo articolo troverai una spiegazione chiara del suo significato e dei principali contesti in cui si applica.
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Cosa significa l'espressione "ad nutum"?
L'espressione latina "ad nutum" si traduce letteralmente in italiano come "a cenno" o "secondo la volontà".
Nel linguaggio giuridico, questo termine indica la facoltà di compiere un atto in modo del tutto discrezionale, senza essere obbligati a fornire una specifica motivazione o una giustificazione.
Che cosa significa, quindi, "revoca ad nutum"?
La revoca ad nutum è la possibilità, concessa dalla legge in determinate circostanze, di revocare un incarico o di recedere da un rapporto contrattuale in qualsiasi momento e a propria discrezione.
Chi esercita questo diritto non ha l'onere di dimostrare l'esistenza di una "giusta causa" o di un "giustificato motivo" alla base della sua decisione.
Esiste una differenza tra revoca e recesso?
Sebbene nel linguaggio comune siano spesso usati come sinonimi, nel diritto revoca e recesso indicano azioni differenti. La revoca è l'atto con cui si ritira un precedente atto unilaterale, come la nomina di un amministratore. Il recesso, invece, è l'atto con cui una parte si scioglie da un vincolo contrattuale.
Entrambi, tuttavia, possono essere esercitati "ad nutum" quando la legge lo prevede.
In quali ambiti si applica la revoca o il recesso ad nutum?
Questo istituto trova applicazione in diverse aree del nostro ordinamento giuridico. I casi principali includono:
- Mandato: il mandante ha la facoltà di revocare l'incarico conferito al mandatario. Se però il mandato è oneroso e la revoca avviene senza una giusta causa, il mandante è tenuto a risarcire i danni.
- Diritto del lavoro: il recesso ad nutum si applica ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, come previsto dall'articolo 2118 del codice civile. In questo caso, la parte che recede è tenuta unicamente a rispettare il periodo di preavviso.
- Diritto societario: l'assemblea dei soci può revocare gli amministratori in qualsiasi momento, anche se non sussiste una giusta causa, salvo il loro diritto al risarcimento del danno.
Quando si applica il licenziamento ad nutum?
Il licenziamento ad nutum rappresenta il recesso unilaterale del datore di lavoro da un contratto a tempo indeterminato, che non richiede una giusta causa o un giustificato motivo.
Come anticipato, la sua applicazione è legata al solo obbligo di concedere un congruo periodo di preavviso alla controparte. È una modalità di recesso applicabile solo in specifiche situazioni previste dalla legge.
È possibile il recesso ad nutum del socio da una S.r.l.?
Sì, il recesso ad nutum è un diritto riconosciuto al socio di una Società a responsabilità limitata - S.r.l. - quando questa è costituita a tempo indeterminato.
Questa facoltà garantisce al socio la possibilità di uscire dalla compagine societaria in modo libero, semplicemente comunicando la sua volontà con un adeguato preavviso, senza dover attendere il consenso degli altri soci o ricorrere a un notaio per la cessione delle quote.
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