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    Dimissioni e naspi 2025: quando spetta e le novità

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    Se stai valutando di presentare le dimissioni dal tuo posto di lavoro, è fondamentale conoscere le regole per accedere all’indennità di disoccupazione, soprattutto alla luce delle novità previste per il 2025. In questo articolo troverai una guida chiara su quando spetta la NASpI e cosa cambia.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze sulla tua posizione, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni e accesso all'indennità di disoccupazione.

    Se mi licenzio volontariamente ho diritto alla disoccupazione?

    La regola generale è che le dimissioni volontarie non danno diritto a percepire la NASpI, ovvero l'indennità di disoccupazione. Questo perché la NASpI è una misura di sostegno pensata per chi perde il lavoro involontariamente.

    Tuttavia, esistono delle importanti eccezioni a questa regola, che permettono di accedere al sussidio anche a chi sceglie di interrompere il rapporto di lavoro.

    In quali casi spetta la NASpI dopo le dimissioni?

    L'indennità di disoccupazione NASpI è riconosciuta solo in specifiche situazioni in cui le dimissioni non sono considerate una scelta libera, ma una conseguenza di eventi o condizioni che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto. I casi principali sono:

    • Dimissioni per giusta causa: Si verificano quando il datore di lavoro commette un inadempimento così grave da non consentire la continuazione, neanche temporanea, del rapporto. Alcuni esempi includono il mancato pagamento dello stipendio, le molestie sessuali sul luogo di lavoro, un peggioramento ingiustificato delle mansioni o un trasferimento a oltre 60 km dalla residenza non motivato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
    • Dimissioni durante il periodo di maternità o paternità: La lavoratrice madre o il lavoratore padre possono dimettersi e avere diritto alla NASpI se l'interruzione del rapporto di lavoro avviene durante il periodo tutelato, ovvero entro il primo anno di vita del bambino o entro un anno dall'accoglienza del minore adottato o affidato.

    Quali sono le novità per le dimissioni volontarie e la NASpI nel 2025?

    La novità più rilevante del 2025 inasprisce le regole per chi si dimette e successivamente perde un nuovo impiego.

    Se un lavoratore si dimette volontariamente, trova un nuovo lavoro e poi viene licenziato da quest'ultimo, avrà diritto alla NASpI solo a una condizione specifica. Entro i 12 mesi successivi alle dimissioni, deve aver lavorato per almeno 13 settimane contributive nel nuovo rapporto di lavoro prima di essere licenziato.

    Questa modifica rende più difficile l'accesso al sussidio in caso di interruzioni lavorative ravvicinate.

    Come si può ottenere la NASpI dopo le dimissioni volontarie?

    Per ottenere la disoccupazione dopo essersi dimessi, è necessario rientrare in una delle casistiche previste dalla legge. Le strade principali sono due:

    • Dimettersi per una giusta causa, assicurandosi di avere le prove necessarie per dimostrare la grave inadempienza del datore di lavoro.
    • Seguire la nuova procedura prevista dal 2025: dopo le dimissioni volontarie, trovare un nuovo impiego, maturare almeno 13 settimane di contributi e subire un licenziamento da questo nuovo lavoro, il tutto nell'arco di 12 mesi.

    Le normative sono soggette a modifiche, per questo è sempre consigliabile rivolgersi a un patronato per avere un quadro aggiornato sulla propria situazione specifica.

    Cosa si perde con le dimissioni volontarie?

    La prima e più importante perdita, come visto, è il diritto all'indennità di disoccupazione NASpI, a meno che non si rientri nei casi eccezionali.

    Inoltre, se non viene rispettato il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo nazionale, il datore di lavoro può trattenere dalla busta paga finale un'indennità sostitutiva del mancato preavviso.

    È meglio dimettersi o farsi licenziare per avere la disoccupazione?

    Dal punto di vista dell'accesso alla NASpI, un licenziamento - che non sia per giusta causa da parte del lavoratore - dà quasi sempre diritto all'indennità, poiché rappresenta una perdita involontaria del lavoro. Le dimissioni volontarie, invece, escludono questo diritto nella maggior parte dei casi.

    Tuttavia, cercare di "farsi licenziare" attraverso comportamenti scorretti è una pratica sconsigliata che può portare a un licenziamento disciplinare per giusta causa, con conseguenze negative sulla propria carriera e senza diritto alla NASpI.

    Le dimissioni per depressione danno diritto alla disoccupazione?

    Le dimissioni motivate da uno stato di depressione non danno automaticamente diritto alla NASpI.

    Tuttavia, se è possibile dimostrare che lo stato depressivo è stato causato o aggravato da condizioni di lavoro insostenibili - come mobbing, demansionamento o stress eccessivo - allora le dimissioni potrebbero essere riconosciute per giusta causa, garantendo così l'accesso all'indennità di disoccupazione. Sarà fondamentale avere documentazione medica a supporto.

    Il datore di lavoro può rifiutare le dimissioni?

    No, le dimissioni sono un atto unilaterale e recettizio. Questo significa che il lavoratore ha il diritto di porre fine al rapporto di lavoro e il datore di lavoro non può opporsi.

    Una volta che l'azienda riceve la comunicazione, le dimissioni diventano efficaci. L'unico obbligo per il dipendente è quello di rispettare il periodo di preavviso previsto dal suo contratto.

    Hai ancora dubbi su dimissioni e NASpI 2025?

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