Giusto.

    Tutela reintegratoria attenuata Jobs Act: quando e come

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    Affrontare un licenziamento illegittimo dopo l'entrata in vigore del Jobs Act può generare incertezza sui propri diritti, in particolare sulla possibilità di riavere il proprio posto di lavoro. Se ti trovi in questa situazione, in questo articolo facciamo chiarezza sulla tutela reintegratoria attenuata, spiegando in modo semplice cos'è, quando si applica e quali sono i tuoi diritti.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di tutele lavorative previste dal Jobs Act.

    Che cos'è la tutela reintegratoria?

    La tutela reintegratoria è il principale strumento di protezione del lavoratore contro un licenziamento illegittimo.

    In parole semplici, consiste nell'ordine del giudice al datore di lavoro di riammettere il dipendente in servizio nel suo precedente posto di lavoro. È la forma di tutela più forte, perché mira a ripristinare il rapporto lavorativo esattamente com'era prima del licenziamento.

    Il Jobs Act prevede la reintegra?

    Sì, ma solo in casi specifici e limitati. Con l'introduzione del Jobs Act - D.Lgs. 23/2015 - per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, la regola generale in caso di licenziamento illegittimo è diventata il risarcimento economico.

    La reintegrazione nel posto di lavoro è oggi un'eccezione, applicabile solo in determinate circostanze di particolare gravità.

    Quando si applica la tutela reintegratoria attenuata?

    La tutela reintegratoria attenuata si applica principalmente in un caso specifico di licenziamento disciplinare illegittimo: quando viene accertata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.

    Questo significa che il fatto per cui il lavoratore è stato accusato e licenziato, semplicemente, non è mai accaduto o non è stato commesso da lui.

    È definita "attenuata" perché, oltre alla reintegra, prevede un'indennità risarcitoria limitata. Si differenzia dalla tutela reintegratoria piena, che si applica invece nei casi più gravi come:

    • Licenziamento discriminatorio
    • Licenziamento nullo - ad esempio perché avvenuto per motivo illecito o durante il periodo di maternità
    • Licenziamento orale - cioè comunicato solo a voce

    Qual è l'indennità risarcitoria prevista?

    Nel caso di tutela reintegratoria attenuata, il lavoratore ha diritto, oltre alla reintegrazione nel posto di lavoro, a un'indennità risarcitoria.

    Questa indennità copre il periodo trascorso dal giorno del licenziamento fino al giorno dell'effettiva reintegra. Tuttavia, è previsto un limite massimo: l'importo non può superare le 12 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR. Dal totale vengono inoltre detratti gli importi che il lavoratore ha eventualmente percepito da altre occupazioni nel frattempo.

    A chi spetta l'azione di reintegrazione?

    L'azione di reintegrazione spetta al lavoratore che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente e che rientra in una delle casistiche previste dalla legge.

    Sarà lui, attraverso un avvocato, a dover impugnare il licenziamento davanti al Giudice del Lavoro per chiedere che ne venga dichiarata l'illegittimità e, di conseguenza, che venga ordinata la sua reintegrazione in azienda.

    Cosa deve dimostrare il lavoratore che agisce per la reintegrazione?

    Il lavoratore che impugna un licenziamento disciplinare e chiede la tutela reintegratoria attenuata deve dimostrare in giudizio proprio l'insussistenza del fatto materiale che gli è stato contestato.

    In pratica, deve fornire le prove che l'evento alla base del provvedimento disciplinare non è mai avvenuto. L'onere della prova del fatto contestato, invece, spetta sempre al datore di lavoro.

    È possibile licenziare per mancata idoneità alla mansione?

    Sì, il licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica o psichica del lavoratore a svolgere la sua mansione è possibile.

    Tuttavia, prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro ha l'obbligo di verificare se sia possibile adibire il lavoratore a mansioni diverse e compatibili con il suo stato di salute, il cosiddetto obbligo di repechage. Solo se questa ricollocazione è impossibile, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo diventa legittimo.

    Cosa ha modificato il Jobs Act in materia di licenziamenti?

    La principale modifica introdotta dal Jobs Act è stata la drastica riduzione dei casi in cui è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo.

    Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, la tutela principale è diventata di tipo economico, con un'indennità che cresce in base all'anzianità di servizio. La reintegrazione, come visto, è stata relegata a ipotesi eccezionali.

    Chi viene licenziato per motivi disciplinari ha diritto alla NASpI?

    Sì, chi viene licenziato per motivi disciplinari - inclusa la giusta causa - ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Il diritto alla NASpI, infatti, è legato allo stato di disoccupazione involontaria e non dipende dalla motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro, a meno che non si tratti di dimissioni volontarie del lavoratore.

    Hai ancora dubbi sulla tutela reintegratoria attenuata del Jobs Act?

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