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    Accordo sindacale e NASpI: quando spetta

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    Affrontare la fine di un rapporto di lavoro tramite un accordo può generare dubbi, soprattutto riguardo al diritto alla disoccupazione. Se ti trovi in questa situazione, è normale chiedersi se una risoluzione consensuale, anche se mediata da un sindacato, dia accesso all'indennità.

    In questo articolo analizzeremo in quali circostanze un accordo per la cessazione del rapporto di lavoro permette di accedere alla NASpI, fornendo risposte chiare ai quesiti più comuni. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori, ti invitiamo a compilare il modulo presente in cima a questa pagina per ricevere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.

    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI solo a determinate e specifiche condizioni. Il principio fondamentale è che la perdita del lavoro deve essere considerata "involontaria".

    Questo significa che l'accordo non deve nascere da una semplice volontà del lavoratore di dimettersi, ma deve inserirsi in un contesto più ampio di necessità aziendale. La legge equipara a uno stato di disoccupazione involontaria la risoluzione che avviene in contesti tutelati.

    Per avere diritto alla NASpI, l'accordo deve essere formalizzato:

    • Presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro, nell'ambito della procedura di conciliazione obbligatoria prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.
    • In una sede sindacale, nell'ambito di un accordo collettivo aziendale che prevede un incentivo all'esodo.

    In questi casi, si riconosce che la scelta del lavoratore di aderire all'accordo è una conseguenza di una ristrutturazione o di una crisi aziendale, e non una decisione pienamente autonoma. È essenziale che dall'accordo emerga chiaramente questa natura.

    Dato che le normative possono essere soggette ad aggiornamenti, è sempre consigliabile rivolgersi a un patronato per verificare i requisiti specifici.

    Come funziona la buonuscita nel licenziamento concordato?

    La buonuscita, o incentivo all'esodo, è una somma di denaro che il datore di lavoro offre al dipendente per incentivarlo ad accettare la risoluzione consensuale del rapporto. Non va confusa con il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - che spetta in ogni caso.

    L'importo della buonuscita non è fissato per legge, ma è frutto di una libera negoziazione tra le parti, spesso condotta con l'assistenza dei sindacati. Questa somma è soggetta a un regime fiscale agevolato, noto come tassazione separata, che risulta generalmente più vantaggioso per il lavoratore rispetto alla tassazione ordinaria.

    Cosa comporta per il datore di lavoro la risoluzione consensuale?

    Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale rappresenta un modo per gestire le eccedenze di personale evitando i rischi e i costi di un contenzioso legale. Un licenziamento può essere impugnato, portando a lunghi e onerosi procedimenti in tribunale.

    L'accordo, invece, chiude definitivamente la questione e offre certezza a entrambe le parti. Tuttavia, anche in caso di risoluzione consensuale che dà diritto alla NASpI, il datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS il cosiddetto "ticket di licenziamento", un contributo destinato a finanziare l'indennità di disoccupazione.

    Come si fa a togliere la trattenuta sindacale dalla NASpI?

    La trattenuta sindacale sull'indennità di disoccupazione non è automatica. Viene applicata solo se il lavoratore ha presentato la domanda di NASpI tramite un patronato legato a un'organizzazione sindacale, autorizzando contestualmente il prelievo di una quota associativa.

    Se si desidera revocare questa delega, è necessario inviare una comunicazione formale di revoca direttamente alla sede INPS territorialmente competente. La richiesta può essere trasmessa tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno, tramite Posta Elettronica Certificata - PEC - oppure presentando un apposito modulo presso gli sportelli dell'istituto.

    Con un contratto di collaborazione si perde la disoccupazione?

    La percezione della NASpI è compatibile con lo svolgimento di un'attività lavorativa sotto forma di contratto di collaborazione, a condizione che il reddito annuo previsto non superi un determinato limite stabilito dall'INPS.

    Se il reddito rimane al di sotto di questa soglia, il lavoratore non perde il diritto alla NASpI, ma l'importo dell'indennità verrà ridotto in misura proporzionale. Se il reddito supera la soglia, il diritto alla NASpI decade.

    È obbligatorio comunicare tempestivamente all'INPS l'avvio di qualsiasi attività lavorativa e il reddito presunto, per evitare sanzioni e la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite.

    Hai ancora dubbi sull'accordo sindacale e la NASpI? Ti aiutiamo noi

    Qualora la tua situazione specifica richiedesse un'analisi più approfondita o avessi bisogno di supporto per navigare le complesse procedure legali, è sempre una buona idea chiedere il parere di un professionista.

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