L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è una delle norme più discusse e modificate del diritto del lavoro italiano, e capire la sua attuale portata può essere complesso. Spesso si sente dire che sia stato abolito, ma la realtà è più articolata. In questa guida chiariamo chi beneficia ancora di questa importante tutela e come funziona concretamente.
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A chi si applica ancora la tutela dell'articolo 18?
La tutela prevista dall'articolo 18, nella sua forma più forte, non è stata abolita ma il suo campo di applicazione è stato limitato nel tempo.
Si applica principalmente ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015, a condizione che lavorino presso aziende che superano determinate soglie dimensionali.
Nello specifico, i requisiti dell'azienda sono:
- in aziende con più di 15 dipendenti;
- in aziende agricole con più di 5 dipendenti;
- in aziende che, pur avendo meno dipendenti per singola sede, superano i 60 dipendenti totali a livello nazionale.
In sintesi, l'articolo 18 rimane una protezione fondamentale per i lavoratori "storici" di aziende con queste dimensioni.
Come funziona esattamente la protezione offerta?
Il cuore dell'articolo 18 è la cosiddetta "tutela reale".
Questo significa che, in caso di licenziamento giudicato dal tribunale come illegittimo, nullo o discriminatorio, il lavoratore ha diritto al reintegro nel proprio posto di lavoro.
Il datore di lavoro è quindi obbligato a riammettere il dipendente in servizio e a risarcire il danno subito.
Perché l'articolo 18 non si applica più a tutti?
Contrariamente a una credenza diffusa, l'articolo 18 non è stato cancellato.
Tuttavia, le riforme del mercato del lavoro, in particolare il Jobs Act, hanno introdotto un nuovo regime per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015.
Per questi ultimi, le tutele in caso di licenziamento illegittimo sono diverse e prevedono principalmente un indennizzo economico anziché il reintegro, salvo casi specifici e di particolare gravità come i licenziamenti discriminatori.
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