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    Art. 19 d.lgs. 81/2015: cosa cambia per i contratti

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    La gestione dei contratti a tempo determinato può presentare diverse complessità, soprattutto dopo le recenti modifiche introdotte dal Decreto Lavoro. Se sei un datore di lavoro o un lavoratore e vuoi comprendere meglio le regole attuali, in questo articolo vedremo insieme cosa stabilisce l'articolo 19 del decreto legislativo 81/2015 e quali sono le novità più importanti da conoscere. Per affrontare la gestione di questi contratti con maggiore sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di contratti di lavoro a tempo determinato.

    Cosa prevede l'articolo 19 del d.lgs. 81/2015?

    L'articolo 19 del decreto legislativo 81/2015 è la norma di riferimento che disciplina il contratto di lavoro a tempo determinato in Italia. La sua funzione è stabilire i limiti e le condizioni per l'apposizione di un termine alla durata di un rapporto di lavoro.

    Il principio generale è che un contratto a termine può avere una durata massima di 12 mesi senza la necessità di specificare una motivazione, la cosiddetta "causale".

    Tuttavia, è possibile superare i 12 mesi, ma solo fino a un tetto massimo di 24 mesi complessivi, e unicamente in presenza di specifiche condizioni, o causali, previste dalla legge. Queste sono:

    • Esigenze di natura temporanea e oggettiva, che siano estranee all'ordinaria attività aziendale, oppure per la sostituzione di altri lavoratori assenti.
    • Esigenze legate a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.
    • Specifiche esigenze individuate dai contratti collettivi nazionali di lavoro - CCNL - applicati in azienda.

    Quali sono le principali novità introdotte nel 2023?

    Le modifiche più recenti all'articolo 19 sono state introdotte dal Decreto Lavoro - D.L. 48/2023, convertito poi nella legge 85/2023.

    Queste novità non hanno stravolto l'impianto generale basato sui 12 mesi acausali e i 24 mesi massimi, ma hanno semplificato e chiarito le condizioni per superare il primo anno di contratto.

    In particolare, le modifiche hanno rafforzato il ruolo della contrattazione collettiva, rendendo più agevole per le aziende fare ricorso alle causali previste dai CCNL per le proroghe o i rinnovi oltre i 12 mesi. L'obiettivo era quello di rendere lo strumento del contratto a termine più flessibile, pur mantenendo le tutele per i lavoratori.

    L'articolo 19 del d.lgs. 81/2015 è lo stesso del testo unico sulla sicurezza?

    No, è molto importante non confondere le due normative, che riguardano ambiti completamente diversi.

    Il d.lgs. 81/2015, di cui fa parte l'articolo 19 in esame, è uno dei decreti attuativi del cosiddetto Jobs Act e disciplina le tipologie contrattuali.

    Il d.lgs. 81/2008 è invece il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. L'articolo 19 di quel decreto definisce gli obblighi del preposto, una figura aziendale con compiti di vigilanza sulla sicurezza. Allo stesso modo, l'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori - legge 300/1970 - riguarda le rappresentanze sindacali aziendali, un argomento del tutto differente.

    Che cos'è il jobs act e a chi si applica?

    Il Jobs Act non è una singola legge, ma un insieme di provvedimenti legislativi approvati tra il 2014 e il 2015 con l'obiettivo di riformare il mercato del lavoro in Italia. In parole semplici, ha introdotto nuove regole per le assunzioni, i licenziamenti e gli ammortizzatori sociali.

    Si applica principalmente ai lavoratori dipendenti del settore privato. Una delle sue principali novità è stata l'introduzione del contratto a tutele crescenti per i neoassunti a tempo indeterminato, modificando le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo. Il d.lgs. 81/2015, che riordina le forme contrattuali, è uno dei pilastri di questa riforma.

    Hai bisogno di chiarimenti sull'art. 19 del d.lgs. 81/2015?

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