L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è uno dei temi più discussi e complessi del diritto del lavoro italiano, soprattutto dopo le modifiche introdotte dal Jobs Act. Se ti trovi ad affrontare un licenziamento o semplicemente desideri comprendere quali sono le tutele previste in caso di interruzione illegittima del rapporto di lavoro, questa guida chiarisce i punti fondamentali.
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Che cosa prevede l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori?
L'articolo 18 della Legge 300 del 1970 - noto come Statuto dei Lavoratori - nasce con l'obbligo di tutelare i lavoratori dipendenti di aziende con determinati requisiti dimensionali contro i licenziamenti illegittimi.
La sua funzione principale è sempre stata quella di sanzionare il datore di lavoro che interrompe il rapporto senza una giusta causa o un giustificato motivo.
Originariamente, la sanzione cardine prevista in caso di licenziamento illegittimo era la reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno subito.
Cosa prevede il jobs act in caso di licenziamento?
Con l'introduzione del Jobs Act nel 2015, il quadro è cambiato in modo sostanziale, soprattutto per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a "tutele crescenti" a partire dal 7 marzo 2015.
La principale novità è che la reintegrazione nel posto di lavoro non è più la regola, ma un'eccezione limitata a casi di particolare gravità. Nella maggior parte delle situazioni di licenziamento illegittimo, la tutela oggi consiste in un'indennità economica.
La reintegrazione è rimasta obbligatoria solo per le ipotesi più gravi, come:
- Licenziamento discriminatorio;
- Licenziamento nullo - ad esempio perché avvenuto durante il periodo di maternità;
- Licenziamento intimato in forma orale;
- Altri casi di nullità espressamente previsti dalla legge.
Per gli altri licenziamenti ritenuti ingiustificati, il Jobs Act ha introdotto un'indennità economica mensile, il cui importo è crescente in base all'anzianità di servizio del dipendente.
L'articolo 18 è stato abrogato dal jobs act?
No, questa è una convinzione diffusa ma errata. L'articolo 18 non è stato abrogato o cancellato dal nostro ordinamento.
Il Jobs Act - in particolare il Decreto Legislativo 23/2015 - ha profondamente modificato il suo campo di applicazione, limitandone l'efficacia per i lavoratori assunti dopo la sua entrata in vigore. In pratica, ha creato un doppio regime di tutele, differenziato in base alla data di assunzione.
Chi può ancora usufruire della tutela dell'articolo 18?
La possibilità di beneficiare della tutela prevista dall'articolo 18 - nella sua versione originaria o in quella modificata - dipende principalmente dalla data di assunzione del lavoratore e dalle dimensioni dell'azienda.
Generalmente, la distinzione è la seguente:
- Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015: per loro, in caso di licenziamento illegittimo, si applicano ancora le tutele previste dall'articolo 18, seppure con le modifiche introdotte dalla Riforma Fornero del 2012. La reintegrazione rimane una possibilità più concreta rispetto ai nuovi assunti.
- Lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015: per loro si applica la disciplina del contratto a tutele crescenti. La tutela principale è quella economica, mentre la reintegrazione, come visto, è limitata a casi di licenziamento nullo o discriminatorio.
È importante ricordare che queste tutele si applicano ai datori di lavoro che superano determinate soglie dimensionali, solitamente oltre i 15 dipendenti per unità produttiva o i 60 dipendenti in totale sul territorio nazionale.
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