Giusto.

    Articolo 18 costituzione abolito: cosa dice la legge

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    La discussione sull'articolo 18 genera spesso molta confusione, portando a credere che una norma fondamentale della Costituzione sia stata cancellata. In realtà, la situazione è più complessa e riguarda una legge diversa, lo Statuto dei Lavoratori. In questo articolo faremo chiarezza, spiegando cosa è realmente accaduto e quali tutele sono previste oggi in caso di licenziamento.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e capire subito quali sono i tuoi diritti, ti invitiamo a compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle normative sui licenziamenti e le tutele del lavoratore.

    L'articolo 18 della Costituzione è stato abolito?

    No, l'articolo 18 della Costituzione non è mai stato abolito né modificato.

    Spesso si genera un equivoco tra due articoli con lo stesso numero. L'articolo 18 della Costituzione Italiana tutela la libertà di associazione dei cittadini e non ha alcuna attinenza con il diritto del lavoro.

    L'articolo al centro del dibattito è invece l'articolo 18 della Legge n. 300 del 1970, meglio nota come Statuto dei Lavoratori. È questa la norma che ha subito profonde modifiche nel corso degli anni.

    Cosa prevedeva l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori?

    Nella sua forma originaria, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori introduceva la cosiddetta "tutela reale" per i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti.

    In caso di licenziamento giudicato illegittimo, perché privo di giusta causa o giustificato motivo, il lavoratore aveva diritto a:

    • essere reintegrato nel proprio posto di lavoro;
    • ricevere un risarcimento del danno pari alla retribuzione persa dal giorno del licenziamento fino alla reintegra.

    Questo meccanismo rappresentava la massima protezione contro i licenziamenti ingiustificati.

    Come la legge Fornero ha modificato l'articolo 18?

    Una prima importante modifica è avvenuta nel 2012 con la Riforma del Lavoro del governo Monti, conosciuta come Legge Fornero.

    Questa riforma ha reso il sistema più complesso, riducendo le ipotesi in cui era obbligatoria la reintegrazione nel posto di lavoro. Ha introdotto, per alcuni casi di licenziamento illegittimo, la possibilità per il giudice di condannare l'azienda al solo pagamento di un'indennità economica, senza l'obbligo di riassumere il dipendente.

    Quale governo ha modificato l'articolo 18 con il Jobs Act?

    L'intervento più radicale sull'articolo 18 è stato realizzato nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi, attraverso uno dei decreti attuativi del Jobs Act.

    Questa riforma ha di fatto superato il sistema di tutele precedenti, ma solo per una specifica categoria di lavoratori.

    Cosa ha cambiato il Jobs Act?

    Il Jobs Act ha introdotto il "contratto di lavoro a tutele crescenti", cambiando radicalmente le conseguenze di un licenziamento illegittimo per i nuovi assunti.

    Con questa normativa, la reintegrazione nel posto di lavoro diventa un'eccezione, limitata a pochissimi e gravissimi casi, come:

    • licenziamento discriminatorio, nullo o intimato in forma orale;
    • licenziamento disciplinare per cui viene dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.

    In tutti gli altri casi di licenziamento illegittimo, la tutela consiste esclusivamente nel diritto a ricevere un'indennità economica, il cui importo è crescente in base all'anzianità di servizio.

    Per chi è ancora valido il vecchio articolo 18?

    Le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, così come modificate dalla Legge Fornero, continuano ad applicarsi a tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015.

    Per questa categoria di dipendenti, la possibilità di ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo è ancora una realtà concreta, sebbene con le distinzioni introdotte nel 2012.

    Chi rientra invece nel contratto a tutele crescenti del Jobs Act?

    Il regime del contratto a tutele crescenti, che prevede l'indennizzo economico come regola generale, si applica a:

    • lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015;
    • lavoratori il cui contratto a tempo determinato o di apprendistato è stato trasformato in contratto a tempo indeterminato dopo tale data.

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