Buonuscita per tempo indeterminato: cos'è e come si calcola

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    La buonuscita per un contratto a tempo indeterminato è una somma di denaro che, nel settore privato, viene concordata tra te e l'azienda per chiudere il rapporto di lavoro. Nel settore pubblico, invece, il termine "buonuscita" indica il Trattamento di Fine Servizio - TFS, una prestazione che spetta per legge a determinate categorie di dipendenti.

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    Cos'è la buonuscita per un contratto a tempo indeterminato?

    La buonuscita è una somma di denaro che ricevi quando finisce il rapporto di lavoro, ma le sue regole cambiano tra settore privato e pubblico. Nel settore privato è un incentivo economico che l'azienda ti propone per accordarvi sulla fine del rapporto, mentre nel pubblico è una prestazione di fine servizio che spetta di diritto ad alcuni dipendenti.

    Nel settore privato, la buonuscita non è un obbligo di legge per l'azienda. Viene anche chiamata "incentivo all'esodo" ed è quasi sempre il risultato di una trattativa tra te e il tuo datore di lavoro.

    Nel settore pubblico, invece, il termine "buonuscita" è usato comunemente per indicare il Trattamento di Fine Servizio, o TFS. Questa prestazione spetta ai dipendenti dello Stato assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000. Per chi è stato assunto dopo, vale la disciplina del TFR, come nel settore privato.

    Che differenza c'è tra buonuscita e TFR?

    Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - ti spetta sempre per legge quando finisce un rapporto di lavoro dipendente, mentre la buonuscita nel settore privato non è un tuo diritto. Il TFR è una parte della tua retribuzione che l'azienda accantona ogni mese, mentre la buonuscita privata è una somma aggiuntiva e volontaria.

    Questa tabella riassume le differenze principali.

    CaratteristicaBuonuscita – settore privatoTFR – Trattamento di Fine RapportoTFS – settore pubblico
    A chi spettaA tutti i lavoratori dipendenti del settore privato.A tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici assunti dopo il 31/12/2000.Ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato entro il 31/12/2000.
    È obbligatoria?No, solo se c'è un accordo.Sì, è un diritto per legge.Sì, per chi ne ha diritto.
    Cos'èUn incentivo economico negoziato per chiudere il rapporto.Una quota di stipendio accantonata ogni anno.Un'indennità calcolata sull'ultimo stipendio.

    Quando spetta la buonuscita nel settore privato?

    La buonuscita ti spetta solo se trovi un accordo con il tuo datore di lavoro. Non esiste una legge che obblighi l'azienda a pagartela, nemmeno se hai un contratto a tempo indeterminato.

    Di solito, l'azienda ti propone una buonuscita in queste situazioni:

    • per evitare una causa in tribunale, se ritiene che il tuo licenziamento possa essere considerato illegittimo;
    • durante una riorganizzazione aziendale, per incentivare le uscite volontarie ed evitare licenziamenti collettivi;
    • per risolvere un rapporto di lavoro diventato difficile, trovando un'intesa economica che soddisfi entrambi.

    L'accordo viene formalizzato in una sede protetta, come l'Ispettorato del Lavoro o un sindacato, per garantire che la tua rinuncia a impugnare il licenziamento sia valida.

    Quanto si può chiedere come buonuscita nel settore privato?

    Non c'è un importo fisso stabilito dalla legge: la cifra è il risultato di una trattativa. L'importo si basa spesso sulla somma che ti spetterebbe come risarcimento in caso di licenziamento illegittimo.

    Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, in caso di licenziamento ingiustificato, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro a pagare un'indennità non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità dell'ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR. L'importo esatto viene stabilito dal giudice.

    Questo importo è spesso usato come punto di partenza per negoziare la buonuscita, ma la cifra finale dipende da diversi fattori:

    • la tua anzianità di servizio;
    • la solidità delle motivazioni del licenziamento: più il licenziamento è a rischio di essere dichiarato illegittimo, più alta potrebbe essere l'offerta;
    • la volontà delle parti di evitare i tempi e i costi di una causa.

    Come si calcola la buonuscita per i dipendenti pubblici - il TFS?

    L'importo del Trattamento di Fine Servizio si calcola moltiplicando un dodicesimo dell'80% della retribuzione annua lorda dell'ultimo anno per il numero degli anni di servizio. La retribuzione considerata comprende anche la tredicesima mensilità.

    La formula precisa è questa:

    • si prende l'ultima retribuzione annua lorda, comprensiva di tredicesima;
    • si calcola l'80% di questo importo;
    • si divide il risultato per 12, ottenendo la base di calcolo mensile;
    • si moltiplica questa base per il numero degli anni di servizio validi.

    Per il calcolo degli anni, la frazione di anno superiore a sei mesi vale come un anno intero, mentre quella pari o inferiore a sei mesi non viene considerata.

    Com'è tassata la buonuscita?

    Sia la buonuscita del settore privato, sia il TFS del settore pubblico, beneficiano di un regime fiscale agevolato chiamato "tassazione separata". Questo significa che l'importo che ricevi non si somma agli altri tuoi redditi dell'anno e non sconta le normali aliquote IRPEF.

    L'obiettivo è evitare che una somma maturata in tanti anni di lavoro, ma incassata in un'unica soluzione, venga tassata con un'aliquota molto alta. L'imposta viene calcolata con un'aliquota media basata sui tuoi redditi passati.

    Nel caso del TFS per i dipendenti pubblici, la base su cui si calcolano le tasse viene anche ridotta con delle deduzioni che la rendono spesso più vantaggiosa rispetto alla tassazione del TFR.

    Cosa succede in pratica

    Immaginiamo il caso di Mario, impiegato in un'azienda privata con un contratto a tempo indeterminato da 8 anni. La sua retribuzione annua lorda è di 35.000 euro.

    L'azienda avvia una riorganizzazione e comunica a Mario l'intenzione di licenziarlo per giustificato motivo oggettivo. Mario ritiene che le motivazioni non siano solide e che il suo posto di lavoro non sia stato realmente soppresso.

    Anziché affrontare una causa dall'esito incerto, l'azienda propone un accordo. Per quantificare la buonuscita, si fa riferimento all'indennità che spetterebbe a Mario in caso di licenziamento illegittimo.

    Il riferimento per la trattativa è il seguente:

    • Retribuzione mensile lorda, base per il calcolo: 35.000 euro diviso 13,5, che fa circa 2.592 euro.
    • Anni di servizio: 8.
    • Mensilità di indennizzo: in caso di licenziamento illegittimo, l'indennità viene decisa dal giudice e va da un minimo di sei a un massimo di trentasei mensilità. Le parti usano questo riferimento per la trattativa.

    L'azienda e Mario, assistito da un avvocato, si accordano per una buonuscita di 40.000 euro lordi, che si aggiungono al TFR e alle altre competenze di fine rapporto. L'accordo viene firmato in sede sindacale e Mario accetta di non impugnare il licenziamento.

    Fonti: D.lgs. 23/2015 · INPS

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