Subire un licenziamento senza una giusta causa o un giustificato motivo è un'esperienza complessa e spesso fonte di grande preoccupazione. Sapere come muoversi e a cosa si ha diritto è il primo passo per tutelare la propria posizione. In questo articolo faremo chiarezza su un aspetto fondamentale: il calcolo della buonuscita e delle indennità previste dalla legge, per aiutarti a capire quali sono i tuoi diritti.
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Cosa spetta al lavoratore licenziato senza giusta causa?
Quando un licenziamento viene considerato illegittimo, perché privo di giusta causa o di giustificato motivo, al lavoratore spettano diversi diritti. È importante distinguere tra le somme che sono sempre dovute alla fine del rapporto e quelle che derivano dall'illegittimità del licenziamento stesso.
Le somme sempre dovute includono:
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR
- Le ferie e i permessi non goduti
- L'indennità per il mancato preavviso, se prevista
- Le mensilità aggiuntive maturate, come tredicesima e quattordicesima
In aggiunta a queste, in caso di licenziamento illegittimo, si apre la possibilità di ottenere un risarcimento. Questo può avvenire tramite due strade principali: un accordo transattivo con l'azienda, che prevede il pagamento di una "buonuscita", oppure attraverso un'azione legale in tribunale, che può portare al riconoscimento di un'indennità risarcitoria.
La buonuscita è una somma offerta dall'azienda per chiudere la questione in via bonaria, a fronte della rinuncia del lavoratore a impugnare il licenziamento.
Come si calcola la buonuscita in caso di licenziamento?
A differenza dell'indennità stabilita da un giudice, la buonuscita non ha un calcolo fisso imposto dalla legge. Essendo il frutto di un accordo tra le parti, il suo ammontare è oggetto di negoziazione.
Tuttavia, esiste una prassi comune utilizzata come punto di riferimento. Spesso, l'importo proposto come buonuscita si basa su un numero di mensilità dell'ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR, moltiplicato per gli anni di servizio.
Una formula indicativa molto diffusa è quella che considera da una a due mensilità per ogni anno di lavoro prestato presso l'azienda. L'importo finale dipenderà dalla forza contrattuale delle parti e dal rischio, per l'azienda, di affrontare una causa in tribunale.
Quante mensilità mi spettano in caso di licenziamento?
Se non si raggiunge un accordo per la buonuscita e si procede per vie legali, l'indennità risarcitoria che il giudice può riconoscere varia in base a parametri precisi, definiti dalla normativa. I fattori chiave sono la data di assunzione e le dimensioni dell'azienda.
La soglia dimensionale critica è quella dei 15 dipendenti.
Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 - data di entrata in vigore del Jobs Act - le tutele sono maggiori e possono includere, in alcuni casi, la reintegrazione nel posto di lavoro.
Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, con il contratto a tutele crescenti, l'indennità è calcolata in base all'anzianità di servizio. Le regole principali sono:
- Nelle aziende con più di 15 dipendenti, l'indennità va da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità.
- Nelle aziende fino a 15 dipendenti, l'indennità è dimezzata e va da un minimo di 3 a un massimo di 6 mensilità.
Esiste anche uno strumento, l'offerta di conciliazione, che l'azienda può proporre per evitare il contenzioso, offrendo una somma esentasse pari a una mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di 3 e un massimo di 27.
Quanto posso chiedere di buonuscita per licenziamento?
La cifra che si può ragionevolmente chiedere come buonuscita in sede di accordo è strettamente legata a quanto si potrebbe ottenere in un'eventuale causa.
Un buon punto di partenza per la negoziazione è calcolare l'indennità minima e massima che un giudice potrebbe riconoscere in base alla propria anzianità di servizio e alle dimensioni aziendali. La richiesta di buonuscita si posizionerà solitamente all'interno di questa forbice.
Più il licenziamento appare palesemente illegittimo, maggiore sarà il potere contrattuale del lavoratore e la possibilità di ottenere una cifra vicina al massimale previsto dalla legge.
Quanto costa a un'azienda licenziare un dipendente a tempo indeterminato?
Oltre alle competenze di fine rapporto, l'azienda che licenzia un dipendente deve sostenere dei costi fissi. Il principale è il cosiddetto "ticket di licenziamento", un contributo che il datore di lavoro versa all'INPS per finanziare la NASpI, l'indennità di disoccupazione.
A questo costo certo si aggiungono i costi potenziali legati all'illegittimità del licenziamento. Se il lavoratore impugna il provvedimento e vince la causa, l'azienda dovrà sostenere:
- Il pagamento dell'indennità risarcitoria stabilita dal giudice
- Il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle somme riconosciute
- Le spese legali per il processo
Questi rischi economici sono la principale leva che spinge le aziende a cercare un accordo transattivo attraverso l'offerta di una buonuscita.
Dubbi sul calcolo della buonuscita per licenziamento senza giusta causa?
Le normative che regolano i licenziamenti sono complesse e ogni situazione presenta delle specificità. Se desideri analizzare il tuo caso specifico e capire con precisione a quanto potrebbe ammontare la tua buonuscita o l'indennità a cui hai diritto, ti invitiamo a compilare il modulo che trovi qui sotto.
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