Se stai valutando di presentare le dimissioni o ti trovi di fronte a un licenziamento, è fondamentale comprendere come funziona il periodo di preavviso. In questo articolo, vedremo insieme come si determinano i giorni necessari e da quale momento esatto iniziano a decorrere.
Per affrontare la situazione con la massima certezza e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di rapporti di lavoro e calcolo del preavviso.
Come si calcolano i giorni di preavviso?
Il calcolo del preavviso consiste nel determinare il numero di giorni che devono trascorrere tra la comunicazione di recesso del contratto - che sia per dimissioni o licenziamento - e l'ultimo giorno effettivo di lavoro.
La durata esatta del preavviso non è fissa, ma dipende da tre fattori principali:
- Il tuo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.
- Il tuo livello di inquadramento contrattuale.
- La tua anzianità di servizio presso l'azienda.
Ogni CCNL contiene una tabella specifica che definisce i giorni di preavviso richiesti per ogni combinazione di questi elementi. Per una stima precisa, è possibile utilizzare strumenti di simulazione online che, inserendo questi dati, forniscono il calcolo esatto.
Da quando partono i giorni di preavviso?
Questa è una delle domande più comuni e una fonte di frequenti errori. Nella maggior parte dei contratti di lavoro, il conteggio dei giorni di preavviso non inizia dal giorno in cui si comunica la decisione.
La decorrenza è quasi sempre fissata al 1° o al 16° giorno del mese.
Questo significa che se, per esempio, comunichi le tue dimissioni il 10 maggio, il calcolo dei giorni di preavviso non partirà dall'11 maggio, ma dal 16 maggio. Se le comunicassi il 20 maggio, il conteggio inizierebbe dal 1° giugno.
Il preavviso si calcola in giorni lavorativi o di calendario?
Il preavviso si calcola sempre in giorni di calendario.
Questo vuol dire che nel conteggio vengono inclusi tutti i giorni, senza distinzioni:
- Sabati.
- Domeniche.
- Giorni festivi.
Non bisogna quindi considerare solo i giorni in cui si sarebbe effettivamente andati a lavorare.
Cosa succede in caso di ferie o malattia durante il preavviso?
Periodi di assenza giustificata, come ferie o malattia, possono sospendere il decorrere del preavviso.
In questi casi, il conteggio si interrompe per tutta la durata dell'assenza e riprende al rientro del lavoratore. Di conseguenza, la data di fine del rapporto di lavoro slitterà in avanti per un numero di giorni pari a quelli di sospensione.
Cosa succede se non si rispetta il preavviso?
Il mancato rispetto del periodo di preavviso comporta delle conseguenze economiche. La parte che non rispetta i termini - sia essa il datore di lavoro o il lavoratore - è tenuta a versare all'altra un'indennità sostitutiva.
Questa indennità è un importo economico pari alla retribuzione che sarebbe spettata per i giorni di preavviso non lavorati. Se è il lavoratore a non rispettare il preavviso, l'azienda tratterrà l'importo corrispondente dalla sua ultima busta paga.
L'azienda può rifiutare il preavviso?
L'azienda non può rifiutare le dimissioni di un lavoratore, che sono un atto unilaterale. Può però decidere di comune accordo con il lavoratore di rinunciare al periodo di preavviso.
In questo caso, il rapporto di lavoro cessa immediatamente senza che il lavoratore debba pagare alcuna indennità. Allo stesso modo, il datore di lavoro può decidere di esonerare il dipendente dal lavorare durante il preavviso, ma dovrà corrispondergli la relativa indennità sostitutiva.
Hai ancora dubbi sul calcolo del preavviso?
La corretta gestione del preavviso è un passo delicato che richiede attenzione ai dettagli previsti dal proprio CCNL. Se desideri valutare la tua situazione specifica ed evitare spiacevoli sorprese economiche, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nel calcolo dei termini di preavviso contrattuale.



