Affrontare un lungo periodo di malattia è una situazione complessa, che solleva molte domande sui propri diritti e sulla stabilità economica. Se ti stai chiedendo cosa accade quando l'assenza dal lavoro si protrae oltre il limite dei 180 giorni, in questo articolo faremo chiarezza su chi è tenuto a pagare, quali sono i tuoi diritti e cosa prevede la legge. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e avere un quadro chiaro dei tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e indennità di malattia.
Chi paga la malattia al dipendente, il datore di lavoro o l'INPS?
Durante il periodo di malattia, la retribuzione del lavoratore è sostenuta da due soggetti diversi, in base a quanto previsto dalla legge e dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.
In linea generale, il pagamento funziona così:
- L'INPS eroga un'indennità economica per coprire l'assenza.
- Il datore di lavoro può essere tenuto a integrare l'indennità dell'INPS, fino a raggiungere una certa percentuale della retribuzione normale, secondo le disposizioni del CCNL applicato.
Quando l'INPS smette di pagare la malattia?
L'INPS ha un limite massimo per l'erogazione dell'indennità di malattia. L'Istituto smette di pagare dal 181° giorno di malattia conteggiato nell'arco dello stesso anno solare - dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Una volta raggiunto questo limite, il lavoratore non riceve più alcun sostegno economico da parte dell'INPS.
Chi paga lo stipendio dopo 180 giorni di malattia?
Superata la soglia dei 180 giorni di malattia indennizzati dall'INPS, la situazione cambia in modo significativo.
Dal 181° giorno in poi:
- L'INPS non è più tenuto a versare alcuna indennità.
- Il datore di lavoro non è obbligato a pagare la retribuzione, a meno che il CCNL di categoria non preveda diversamente.
In molti casi, il lavoratore entra in un periodo definito di "aspettativa non retribuita", durante il quale il rapporto di lavoro è sospeso ma non cessa.
Cosa succede se si superano i 180 giorni di malattia INPS?
Superare i 180 giorni di malattia pagati dall'INPS non significa essere automaticamente licenziati. Significa, piuttosto, entrare in una fase diversa del rapporto di lavoro, governata dal cosiddetto "periodo di comporto".
Il periodo di comporto è il limite massimo di giorni di assenza per malattia che un dipendente può accumulare senza rischiare il posto di lavoro. La sua durata non è fissa per tutti, ma viene stabilita dai singoli CCNL.
Finché non si supera il periodo di comporto, il lavoratore ha diritto alla conservazione del proprio posto.
Chi paga il comporto prolungato?
Il periodo di comporto garantisce la conservazione del posto di lavoro, ma non necessariamente della retribuzione.
Anche in questo caso, la risposta si trova nel CCNL applicato al rapporto di lavoro. Alcuni contratti collettivi possono prevedere che il datore di lavoro continui a versare una parte o l'intera retribuzione anche durante il comporto, mentre altri no.
Se il CCNL non prevede nulla, il periodo di comporto non è retribuito.
Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione?
Sì. Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è considerato una forma di licenziamento involontario.
Di conseguenza, se il lavoratore possiede i requisiti contributivi richiesti dalla legge, ha pieno diritto a presentare la domanda per l'indennità di disoccupazione, conosciuta come NASpI.
Quando si è in malattia lo stipendio diminuisce?
Sì, durante i primi 180 giorni di malattia la retribuzione può diminuire. L'indennità INPS, infatti, non copre il 100% dello stipendio ma è calcolata in percentuale.
Solitamente, l'indennità è pari al:
- 50% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 20° giorno di malattia.
- 66,66% della retribuzione media giornaliera dal 21° al 180° giorno.
Come già accennato, il CCNL può prevedere un'integrazione a carico del datore di lavoro per avvicinarsi alla normale retribuzione.
Malattia dopo licenziamento chi paga?
Esiste un caso particolare in cui l'INPS paga l'indennità di malattia anche a un lavoratore non più in servizio.
Se l'evento di malattia insorge entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, e se il lavoratore non sta svolgendo un'altra attività lavorativa, l'indennità viene comunque erogata dall'INPS in misura ridotta.
Hai ancora dubbi sulla malattia dopo i 180 giorni?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali sono i prossimi passi da compiere, il modo più semplice è compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle questioni legate al superamento del periodo di comporto e ai diritti del lavoratore.