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    Come licenziarsi: cosa ti spetta e disoccupazione

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    Se stai valutando di interrompere il tuo rapporto di lavoro, potresti avere molti dubbi sulla procedura corretta da seguire, sui tuoi diritti economici e sulla possibilità di accedere all'indennità di disoccupazione. In questo articolo troverai una guida chiara per capire come presentare le dimissioni, cosa ti spetta e quando hai diritto alla NASpI.

    Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori che potrebbero costarti caro, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni volontarie e tutela del lavoratore.

    Come funzionano le dimissioni volontarie oggi?

    Il licenziamento da parte del dipendente, che tecnicamente si definisce "dimissioni volontarie", è un atto con cui il lavoratore decide in autonomia di terminare il contratto di lavoro. Non è necessario fornire una giustificazione, ma è fondamentale seguire la procedura corretta.

    Oggi, le dimissioni devono essere presentate esclusivamente in modalità telematica. Non sono più valide lettere scritte o comunicazioni verbali. Le uniche due strade possibili sono:

    • Accedere con le proprie credenziali - SPID o CIE - al portale del Ministero del Lavoro e compilare il modulo online.
    • Rivolgersi a un intermediario abilitato, come un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro, che si occuperà della procedura per tuo conto.

    Quando un dipendente si licenzia, cosa gli spetta?

    Quando decidi di licenziarti, hai diritto a ricevere dal datore di lavoro tutte le competenze di fine rapporto. L'ultima busta paga dovrà includere:

    • Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - maturato.
    • L'indennità per le ferie e i permessi non goduti.
    • I ratei della tredicesima e dell'eventuale quattordicesima mensilità.

    Un punto cruciale è il preavviso. Salvo casi particolari, sei tenuto a rispettare il periodo di preavviso indicato dal tuo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL. Se non rispetti questo termine, il datore di lavoro ha il diritto di trattenere dalla tua ultima busta paga un importo pari alla retribuzione che avresti percepito durante il periodo di preavviso non lavorato, la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso.

    Chi si licenzia ha diritto alla disoccupazione?

    In linea generale, la risposta è no. L'indennità di disoccupazione, nota come NASpI, è una prestazione economica erogata dall'INPS a sostegno dei lavoratori che hanno perso il lavoro in modo involontario.

    Poiché le dimissioni sono un atto volontario, chi si licenzia di sua spontanea volontà non ha diritto a ricevere la NASpI. Esiste però un'importante eccezione a questa regola.

    Come posso licenziarmi e prendere la disoccupazione?

    L'unico modo per licenziarsi e avere comunque diritto alla disoccupazione è presentare le "dimissioni per giusta causa". Questa situazione si verifica quando la decisione di lasciare il lavoro non è una scelta libera, ma una reazione a un comportamento del datore di lavoro talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto.

    In questi casi, la legge considera la perdita del lavoro come involontaria. Alcuni esempi di giusta causa che danno diritto alla NASpI sono:

    • Il mancato o ritardato pagamento dello stipendio.
    • Le molestie sessuali sul luogo di lavoro.
    • Episodi di mobbing o straining.
    • Un demansionamento professionale grave e non giustificato.
    • La pretesa da parte del datore di lavoro di compiere atti o comportamenti illeciti.

    Se ti dimetti per giusta causa, non solo hai diritto alla NASpI, ma non sei nemmeno tenuto a rispettare il periodo di preavviso.

    Cos'è il licenziamento silenzioso o quiet firing?

    Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una procedura legale, ma un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro per spingere un dipendente a licenziarsi spontaneamente.

    Si tratta di una strategia di logoramento che può includere diverse azioni, come:

    • Escludere sistematicamente il lavoratore da riunioni, email e progetti importanti.
    • Non assegnare compiti o affidare mansioni dequalificanti e ripetitive.
    • Ignorare richieste di formazione o negare opportunità di crescita professionale.
    • Creare un clima di isolamento e ostilità.

    Questi comportamenti, se protratti nel tempo e sufficientemente gravi, possono in alcuni casi configurare una delle situazioni - come il mobbing o il demansionamento - che giustificano le dimissioni per giusta causa.

    Hai ancora dubbi su come licenziarti e quali sono i tuoi diritti?

    Qualora ti servisse supporto per capire come muoverti o per valutare se la tua situazione rientra in un caso di giusta causa, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni e diritti dei lavoratori.

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