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    Conciliazione datore e dipendente: cos'è e come funziona

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    Le controversie che possono nascere durante o alla fine di un rapporto di lavoro, come quelle legate a un licenziamento o a differenze di retribuzione, possono generare molta incertezza. Se ti trovi in una situazione simile, potresti aver sentito parlare della conciliazione come una possibile soluzione. In questo articolo vedremo nel dettaglio cos'è la conciliazione tra datore di lavoro e dipendente e come funziona il suo meccanismo.

    Per affrontare la situazione con maggiore sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di conciliazione tra datori di lavoro e dipendenti.

    Che cos’è esattamente la conciliazione tra datore e dipendente?

    La conciliazione è un accordo stragiudiziale - che avviene cioè al di fuori delle aule di un tribunale - con cui il lavoratore e il datore di lavoro risolvono una controversia esistente tra loro.

    Questo accordo ha lo scopo di porre fine a una lite, evitando i tempi e i costi di una causa legale. In pratica, le parti trovano un punto d'incontro per chiudere definitivamente la questione.

    Come funziona la procedura di conciliazione?

    Per essere valido e inattaccabile, l'accordo di conciliazione deve essere firmato in una delle cosiddette "sedi protette". Queste sedi garantiscono che il lavoratore sia tutelato e consapevole dei propri diritti nel momento in cui firma.

    Secondo l'articolo 2113 del codice civile, le principali sedi protette sono:

    • Le commissioni sindacali
    • L'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL, ex Direzione Territoriale del Lavoro
    • Le commissioni di certificazione

    Firmare un accordo direttamente in azienda, senza l'assistenza di un rappresentante sindacale o di un legale, comporta dei rischi. Un accordo di questo tipo, infatti, può essere impugnato dal lavoratore entro 180 giorni dalla fine del rapporto di lavoro.

    Cosa comporta firmare un verbale di conciliazione?

    La firma del verbale di conciliazione in una sede protetta ha conseguenze definitive. Il lavoratore, a fronte del ricevimento di una somma di denaro a titolo di transazione, rinuncia a qualsiasi altra pretesa futura legata alla controversia in oggetto.

    L'accordo diventa quindi vincolante e non può più essere messo in discussione, salvo rari casi di vizi del consenso, come dolo, errore o violenza. Per questa ragione, è fortemente consigliato farsi assistere da un rappresentante sindacale o da un avvocato.

    Perché il datore di lavoro propone una conciliazione?

    Il datore di lavoro chiede la conciliazione principalmente per evitare i rischi, i costi e le lunghe tempistiche di una vertenza legale in tribunale.

    Una causa di lavoro può avere un esito incerto e comportare spese legali significative. Attraverso la conciliazione, l'azienda ottiene la certezza di chiudere il contenzioso in modo definitivo e in tempi brevi, pagando una somma concordata.

    Quando è obbligatorio il tentativo di conciliazione?

    Esiste un caso specifico in cui il tentativo di conciliazione è un passaggio obbligatorio per legge.

    Questo avviene per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nelle aziende con più di 15 dipendenti. In questa situazione, la procedura prevede un tentativo di conciliazione obbligatorio che si svolge presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.

    Cosa succede se si rifiuta l’offerta di conciliazione?

    Se il lavoratore rifiuta la proposta di conciliazione del datore di lavoro, la controversia non si risolve. A quel punto, l'unica strada percorribile per far valere i propri diritti è quella di avviare una causa legale davanti al Giudice del Lavoro.

    Il rifiuto della conciliazione non comporta di per sé alcuna penalità, ma semplicemente lascia aperta la possibilità di ricorrere in tribunale.

    Quali sono i costi della conciliazione per il dipendente?

    I costi della procedura di conciliazione possono variare. Se ci si affida a un sindacato, di solito è richiesta l'iscrizione e il pagamento di una quota associativa o di un contributo sull'importo ottenuto.

    Se si sceglie di farsi assistere da un avvocato, i costi saranno legati all'onorario del professionista, da concordare in anticipo.

    Esiste un importo minimo per l’accordo di conciliazione?

    Non esiste un importo minimo o massimo stabilito per legge. La somma offerta dal datore di lavoro a titolo di conciliazione è frutto di una negoziazione tra le parti.

    L'importo dipende da molti fattori, come il tipo di controversia - per esempio un licenziamento illegittimo o differenze retributive - l'anzianità di servizio del dipendente e la solidità delle prove a sostegno delle rispettive posizioni.

    Hai bisogno di supporto per una conciliazione lavorativa?

    Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica, il modo più semplice per avere le idee chiare è compilare il modulo che trovi qui sotto.

    Questo ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di conciliazioni lavorative.

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