Giusto.

    Licenziamento collettivo illegittimo: cosa spetta?

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4

    Subire un licenziamento collettivo può essere un'esperienza difficile, specialmente quando si sospetta che la procedura non sia stata eseguita correttamente. Se ti trovi in questa situazione, è importante sapere che la legge prevede tutele specifiche che variano in base al tipo di irregolarità commessa dall'azienda e alla tua data di assunzione.

    In questo articolo vedremo nel dettaglio cosa spetta al lavoratore quando la procedura di licenziamento collettivo risulta illegittima.

    Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione ed evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento collettivo e nelle loro conseguenze.

    Quali sono le principali conseguenze di un licenziamento collettivo illegittimo?

    Le tutele previste per un lavoratore coinvolto in un licenziamento collettivo illegittimo dipendono da due fattori principali: il vizio specifico riscontrato nella procedura e la data di assunzione.

    Le conseguenze possono essere principalmente di due tipi:

    • Una tutela economica, che consiste in un risarcimento del danno.
    • Una tutela reintegratoria, che prevede il ripristino del rapporto di lavoro.

    Vediamo nel dettaglio quando si applica l'una o l'altra.

    In quali casi si ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro?

    La reintegrazione è la sanzione più forte prevista dalla legge e si applica nei casi di vizi più gravi, a prescindere dalla data in cui sei stato assunto.

    Il diritto a tornare al proprio posto di lavoro si concretizza in queste situazioni:

    • Mancanza della forma scritta: se il licenziamento viene comunicato solo verbalmente, è considerato nullo. In questo caso, hai diritto non solo alla reintegrazione, ma anche a un'indennità pari a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino all'effettivo rientro in servizio, con un minimo garantito di 5 mensilità.
    • Licenziamento discriminatorio: se il licenziamento è basato su motivi illeciti come ragioni sindacali, politiche, religiose, razziali o di genere, è nullo. Anche in questa ipotesi, la legge impone la reintegrazione e un risarcimento del danno corrispondente alle retribuzioni non percepite, con un minimo di 5 mensilità.
    • Violazione dei criteri di scelta (solo per assunti prima del 7 marzo 2015): se sei stato assunto prima dell'entrata in vigore del contratto a tutele crescenti, la violazione dei criteri di scelta - come l'anzianità di servizio o i carichi di famiglia - comporta il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.

    Quando spetta un indennizzo economico invece della reintegrazione?

    Per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015, la disciplina è cambiata, prevedendo una tutela prevalentemente economica in caso di vizi procedurali o di violazione dei criteri di scelta.

    In particolare, se l'azienda ha violato le procedure di informazione e consultazione sindacale oppure non ha rispettato i criteri di scelta previsti dalla legge o dagli accordi collettivi, non si ha più diritto alla reintegrazione.

    Al suo posto, spetta un indennizzo economico così calcolato:

    • Due mensilità dell'ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.
    • L'importo totale non può essere inferiore a 4 mensilità né superiore a 24.

    Questa sanzione si applica, quindi, ai vizi meno gravi e riguarda la platea dei lavoratori assunti con il regime delle tutele crescenti.

    Quali sono i termini per impugnare il licenziamento?

    Per far valere l'illegittimità del licenziamento e ottenere la tutela prevista, è fondamentale agire tempestivamente. La legge stabilisce termini di decadenza molto precisi che, se non rispettati, impediscono di far valere i propri diritti.

    La procedura si articola in due passaggi obbligatori:

    1. Impugnare il licenziamento per iscritto, tramite una lettera inviata all'azienda, entro 60 giorni dalla data in cui hai ricevuto la comunicazione di recesso.
    2. Depositare il ricorso presso il tribunale del lavoro entro i successivi 180 giorni.

    Il mancato rispetto anche di uno solo di questi due termini rende l'impugnazione inefficace.

    Hai ancora dubbi su cosa ti spetta in caso di licenziamento collettivo illegittimo?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica per capire come procedere e quali sono le tue reali possibilità, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle conseguenze dei licenziamenti collettivi illegittimi.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4