Giusto.

    Licenziamento illegittimo d.lgs. 23/2015: tutele e indennità

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    Subire un licenziamento è un'esperienza complessa, soprattutto quando si sospetta che sia illegittimo. Con l'introduzione del decreto legislativo 23/2015, noto come Jobs Act, le regole sono cambiate in modo significativo per una vasta platea di lavoratori. In questa guida chiariamo quali sono le tutele e le indennità previste dalla normativa per chi è stato assunto con un contratto a tutele crescenti. Per affrontare la situazione con le giuste informazioni e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento disciplinate dal d.lgs. 23/2015.

    Quando un licenziamento è considerato illegittimo?

    Un licenziamento viene definito illegittimo quando non rispetta i presupposti o le procedure previste dalla legge. Questo accade, in linea generale, quando è stato intimato senza una valida motivazione o in violazione delle norme procedurali.

    Le principali categorie di illegittimità sono:

    • Licenziamento nullo: Si verifica nei casi più gravi, come un licenziamento discriminatorio, ritorsivo, o intimato per causa di matrimonio o durante i periodi di tutela per maternità e paternità.
    • Licenziamento ingiustificato: Avviene quando mancano la giusta causa - una mancanza talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno - o il giustificato motivo, che può essere soggettivo - un inadempimento notevole del lavoratore - o oggettivo - legato a ragioni economiche e organizzative dell'azienda.
    • Licenziamento inefficace: Si ha quando il datore di lavoro non rispetta la forma scritta o le procedure di contestazione disciplinare previste dalla legge o dai contratti collettivi.

    Cosa prevede il d.lgs. 23/2015 - o Jobs Act - in caso di licenziamento illegittimo?

    Il decreto legislativo 23/2015 ha introdotto il cosiddetto contratto a tutele crescenti, modificando profondamente il regime sanzionatorio per i licenziamenti illegittimi. Questa disciplina si applica a tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato assunti a partire dal 7 marzo 2015, inclusi i contratti trasformati da tempo determinato a indeterminato dopo tale data.

    La novità principale del Jobs Act è che, nella maggior parte dei casi di licenziamento illegittimo, la tutela principale non è più la reintegrazione nel posto di lavoro, ma il diritto a ricevere un indennizzo economico certo e crescente in base all'anzianità di servizio. La reintegrazione rimane prevista solo per le ipotesi più gravi, come i licenziamenti nulli.

    A quanto ammonta l'indennità per licenziamento illegittimo secondo il Jobs Act?

    L'indennità risarcitoria prevista dal d.lgs. 23/2015 è commisurata all'anzianità di servizio del lavoratore. L'importo, che non è assoggettato a contribuzione previdenziale, è calcolato sulla base dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

    La misura del risarcimento è stata oggetto di interventi normativi e di pronunce della Corte Costituzionale, ma il principio di fondo resta quello di un importo che aumenta con gli anni di lavoro prestati in azienda.

    Quando il licenziamento può essere dichiarato nullo e prevedere la reintegrazione?

    Anche con il Jobs Act, la reintegrazione nel posto di lavoro è garantita nei casi di licenziamento nullo, considerati i più gravi dall'ordinamento. Un licenziamento è nullo quando è determinato da:

    • Un motivo discriminatorio legato a sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.
    • Un motivo di ritorsione, ovvero una vendetta del datore di lavoro per un comportamento legittimo del dipendente.
    • Causa di matrimonio.
    • Altre cause di nullità previste dalla legge, come quelle legate alla maternità o paternità.

    In questi casi, il lavoratore ha diritto a essere reintegrato e a ricevere un risarcimento del danno pari a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino a quello della reintegra.

    Quando è illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

    Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo - GMO - è legato a ragioni inerenti l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento. Diventa illegittimo quando le ragioni addotte dal datore di lavoro sono insussistenti.

    Con il Jobs Act, anche se il giudice accerta che il fatto posto a base del licenziamento per GMO non esiste, la reintegrazione è esclusa. Al lavoratore spetta unicamente un'indennità economica, il cui importo è sempre proporzionato all'anzianità di servizio.

    Come si impugna un licenziamento illegittimo?

    Per contestare un licenziamento è fondamentale agire tempestivamente, rispettando scadenze precise. La procedura si articola in due fasi:

    1. Impugnazione stragiudiziale: Il lavoratore deve inviare una comunicazione scritta al datore di lavoro, tramite raccomandata o PEC, manifestando la volontà di contestare il licenziamento. Questo deve avvenire entro 60 giorni dalla data di ricezione della lettera di licenziamento.
    2. Deposito del ricorso: Entro i successivi 180 giorni, è necessario depositare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro.

    Il mancato rispetto di questi termini comporta la perdita del diritto di impugnare il provvedimento.

    Il Jobs Act è ancora in vigore?

    Sì, il d.lgs. 23/2015, comunemente chiamato Jobs Act, è ancora pienamente in vigore e continua a disciplinare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutti i lavoratori assunti, qualificati come operai, impiegati o quadri, a partire dal 7 marzo 2015.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il licenziamento silenzioso - in inglese "quiet firing" - non è un licenziamento formale, ma un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro per indurre il dipendente alle dimissioni. Questi comportamenti possono includere l'emarginazione del lavoratore, la mancata assegnazione di compiti, l'esclusione da progetti e promozioni o la negazione di aumenti.

    Sebbene non sia un licenziamento vero e proprio, può configurare una condotta illegittima e dare diritto al lavoratore a un risarcimento del danno.

    Hai bisogno di chiarimenti sul licenziamento secondo il d.lgs. 23/2015?

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