Ricevere una comunicazione di trasferimento dal proprio datore di lavoro può generare molta incertezza, soprattutto quando la nuova sede di lavoro è distante dalla propria residenza. Se ti trovi in questa situazione e stai valutando di lasciare il tuo impiego, è naturale chiedersi se questa scelta ti permetterà di accedere all'indennità di disoccupazione. In questo articolo faremo chiarezza su quando le dimissioni a seguito di un trasferimento possono essere considerate giusta causa e, di conseguenza, dare diritto alla NASpI.
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Quando le dimissioni per giusta causa danno diritto alla NASpI?
In linea generale, la NASpI - Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - è un'indennità mensile di disoccupazione che spetta ai lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro. Le dimissioni volontarie, essendo una scelta del lavoratore, non danno normalmente accesso a questo sussidio.
Esiste però un'eccezione fondamentale: le dimissioni per giusta causa.
Quando le dimissioni non sono un atto libero ma una reazione a un grave inadempimento del datore di lavoro, tale da non consentire la prosecuzione - neanche provvisoria - del rapporto, allora sono equiparate a una perdita involontaria del lavoro. In questi casi, il lavoratore ha pieno diritto a richiedere e ottenere la NASpI, a patto di soddisfare i requisiti contributivi previsti dalla legge.
Il trasferimento del lavoratore è una giusta causa di dimissioni?
Sì, il trasferimento della sede di lavoro può costituire una giusta causa di dimissioni, ma solo a condizioni ben precise, come chiarito anche da diverse circolari dell'INPS.
La legge e la giurisprudenza hanno stabilito che le dimissioni presentate a seguito di un trasferimento sono considerate per giusta causa quando la nuova sede di lavoro supera una certa distanza dalla residenza del lavoratore.
Nello specifico, le condizioni che rendono il trasferimento una giusta causa sono:
- Il trasferimento avviene presso una sede aziendale diversa.
- La nuova sede è situata a una distanza superiore a 50 km dalla residenza del lavoratore.
- La nuova sede è raggiungibile in un tempo superiore a 80 minuti utilizzando i mezzi di trasporto pubblico.
Se queste condizioni sono rispettate, il lavoratore può dimettersi per giusta causa e avere diritto alla NASpI.
Quali sono le altre giuste cause per dimettersi e ottenere la NASpI?
Oltre al trasferimento a una sede distante, esistono altre situazioni che la legge riconosce come giusta causa per le dimissioni. Queste includono, a titolo di esempio:
- Il mancato o ritardato pagamento della retribuzione.
- Le molestie sessuali subite sul luogo di lavoro.
- Il demansionamento, ovvero l'assegnazione a mansioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto.
- Il mobbing da parte dei superiori o dei colleghi.
- Un comportamento ingiurioso o offensivo da parte del superiore gerarchico.
- La pretesa del datore di lavoro che il lavoratore compia atti illeciti.
- Un notevole peggioramento delle condizioni di lavoro a seguito di una cessione d'azienda.
Cosa spetta al lavoratore in caso di trasferimento?
Prima ancora di considerare le dimissioni, è importante sapere che il trasferimento di un lavoratore deve essere giustificato da "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive".
Il datore di lavoro non può decidere il trasferimento in modo arbitrario. Se ritieni che il trasferimento sia illegittimo - perché punitivo o privo di reali motivazioni aziendali - hai il diritto di impugnarlo.
In questo caso, il rapporto di lavoro continua e sarà un giudice a stabilire la legittimità o meno della decisione aziendale.
Cosa succede dopo aver dato le dimissioni per giusta causa?
Una volta accertato che il trasferimento rientra nei casi di giusta causa, la procedura da seguire è precisa. Le dimissioni devono essere presentate esclusivamente in via telematica, attraverso il portale del Ministero del Lavoro o tramite un patronato.
Durante la compilazione, è fondamentale selezionare l'opzione "giusta causa" e descrivere sinteticamente il motivo, ovvero il trasferimento a una sede distante oltre 50 km.
Un aspetto importante delle dimissioni per giusta causa è che il lavoratore non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso. Anzi, ha diritto a ricevere dal datore di lavoro la cosiddetta "indennità sostitutiva del preavviso", un importo pari alla retribuzione che avrebbe percepito se avesse lavorato durante quel periodo.
Come si ottiene la NASpI dopo le dimissioni per giusta causa?
Dopo aver formalizzato le dimissioni, il passo successivo è presentare la domanda di NASpI all'INPS. Anche questa procedura va effettuata online, attraverso il portale dell'Istituto, in autonomia o con il supporto di un patronato.
La domanda deve essere inviata entro il termine di 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. L'INPS verificherà la sussistenza della giusta causa e la presenza dei requisiti contributivi e assicurativi necessari per erogare l'indennità.
Cosa succede se l'azienda contesta le dimissioni per giusta causa?
Potrebbe accadere che il datore di lavoro non riconosca la legittimità della giusta causa e consideri le tue dimissioni come volontarie.
In questo scenario, l'azienda potrebbe rifiutarsi di pagare l'indennità sostitutiva del preavviso. Se ciò avviene, per far valere i tuoi diritti è necessario avviare un'azione legale per ottenere il riconoscimento della giusta causa e il pagamento di quanto ti spetta.
Hai ancora dubbi sulle dimissioni per trasferimento?
Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica o avessi bisogno di supporto per procedere correttamente, la scelta più prudente è affidarsi a un professionista. Compilando il modulo che trovi qui sotto, potrai parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni per giusta causa a seguito di trasferimento del lavoratore.



