Se stai valutando di presentare le dimissioni dal tuo attuale posto di lavoro, è fondamentale conoscere le nuove regole per l'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI che entreranno in vigore dal 2025. Un cambiamento normativo importante potrebbe infatti influenzare le tue decisioni e le tutele a cui hai diritto. In questo articolo, ti spiegheremo in modo chiaro cosa cambia e quali sono i casi in cui è ancora possibile ricevere il sussidio.
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Cosa cambia per la NASpI con le dimissioni volontarie dal 2025?
A partire dal 1° gennaio 2025, ottenere la NASpI dopo essersi dimessi volontariamente diventerà più difficile. La novità principale riguarda chi si dimette da un lavoro a tempo indeterminato per accettarne un altro.
Fino ad oggi, era sufficiente un nuovo contratto di lavoro, anche di brevissima durata, per "sanare" le dimissioni precedenti e avere diritto alla NASpI in caso di successivo licenziamento. Questa pratica, a volte utilizzata per accedere all'indennità tramite "licenziamenti lampo", non sarà più possibile.
Dal 2025, se ti dimetti e trovi un nuovo impiego, per poter richiedere la NASpI a seguito di un'eventuale futura perdita del lavoro, dovrai aver maturato almeno 13 settimane di contributi - circa tre mesi - nel nuovo rapporto di lavoro.
In quali casi le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI?
La regola generale, che rimane valida anche dopo la riforma del 2025, è che le dimissioni volontarie non danno diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questo perché la NASpI è una prestazione economica pensata per sostenere i lavoratori che hanno perso il proprio impiego in modo involontario. Le dimissioni, essendo una scelta del lavoratore, non rientrano in questa casistica.
Quali sono le eccezioni che garantiscono la NASpI dopo le dimissioni?
Esistono tuttavia delle specifiche situazioni in cui, anche in caso di dimissioni, il lavoratore conserva il diritto a richiedere la NASpI. Queste eccezioni non sono toccate dalla riforma del 2025 e si verificano quando le dimissioni non sono considerate totalmente volontarie, ma indotte da gravi circostanze. I casi principali sono:
- Dimissioni per giusta causa: quando il lavoratore è costretto a interrompere il rapporto a causa di un grave inadempimento del datore di lavoro. Alcuni esempi includono il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, le molestie sessuali o il peggioramento delle mansioni.
- Dimissioni durante il periodo tutelato di maternità: presentate dalla lavoratrice madre dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.
- Risoluzione consensuale del rapporto: solo se avvenuta nell'ambito della procedura di conciliazione prevista dall'articolo 7 della Legge 604/1966 presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Cosa si perde e cosa spetta con le dimissioni volontarie?
Presentando le dimissioni volontarie al di fuori delle eccezioni viste sopra, il lavoratore perde il diritto principale legato alla disoccupazione involontaria: l'indennità mensile NASpI.
Tuttavia, si conservano tutti gli altri diritti maturati durante il rapporto di lavoro. Al termine del contratto, al lavoratore spetta sempre e comunque:
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
- La liquidazione delle ferie maturate e non godute.
- La liquidazione dei permessi - ROL - maturati e non goduti.
- Le mensilità aggiuntive maturate, come la tredicesima e l'eventuale quattordicesima.
Come si richiede la NASpI dopo le dimissioni per giusta causa?
Se le tue dimissioni rientrano in uno dei casi di giusta causa, la procedura per richiedere la NASpI è la stessa prevista per chi viene licenziato.
La domanda deve essere presentata all'INPS in via telematica, entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. È fondamentale allegare tutta la documentazione che comprovi l'esistenza della giusta causa, come ad esempio comunicazioni scritte inviate al datore di lavoro per contestare il mancato pagamento degli stipendi.
È meglio dimettersi o farsi licenziare per avere la NASpI?
Questa è una valutazione strettamente personale che dipende dalle circostanze individuali. Le dimissioni volontarie offrono il controllo sulla tempistica e la libertà di interrompere un rapporto non più soddisfacente, ma escludono - salvo eccezioni - l'accesso alla NASpI.
Il licenziamento, d'altro canto, garantisce l'accesso alla disoccupazione ma comporta la perdita totale del controllo sulla situazione e può avere implicazioni sulla propria storia professionale. Tentare di "farsi licenziare" è una pratica sconsigliata e rischiosa.
La scelta migliore dipende sempre dalla propria situazione contrattuale, professionale e personale.
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