Decidere di lasciare il proprio lavoro è un passo importante e una delle domande più comuni riguarda il diritto alla disoccupazione. In linea generale, le dimissioni volontarie non permettono di accedere all'indennità NASpI, ma esistono eccezioni e novità normative che è fondamentale conoscere. Se ti trovi in questa situazione, in questo articolo troverai una guida chiara su quando spetta la NASpI anche in caso di dimissioni.
Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze sui tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni e accesso alla disoccupazione.
In quali casi si ha diritto alla disoccupazione se mi licenzio?
Lo stato di disoccupazione, per dare diritto alla NASpI, deve essere involontario. Questo significa che, di norma, chi si dimette volontariamente non può richiedere l'indennità.
Tuttavia, la legge prevede delle eccezioni importanti, in cui le dimissioni vengono equiparate a un licenziamento. La principale è rappresentata dalle dimissioni per giusta causa.
La giusta causa si verifica quando il datore di lavoro commette inadempimenti talmente gravi da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. Alcuni esempi includono:
- Mancato o ritardato pagamento dello stipendio.
- Comportamenti di mobbing da parte del datore di lavoro o dei colleghi.
- Molestie sessuali sul luogo di lavoro.
- Modifiche peggiorative delle mansioni lavorative.
- Trasferimento del lavoratore presso un'altra sede senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Un altro caso in cui le dimissioni danno diritto alla NASpI è quello della lavoratrice madre o del lavoratore padre che si dimettono durante il periodo tutelato dalla legge, ovvero fino al compimento di un anno di età del bambino.
Come si ottiene la NASpI dopo le dimissioni per giusta causa?
Per ottenere l'indennità di disoccupazione dopo essersi dimessi per giusta causa, è necessario seguire una procedura specifica.
Il primo passo è formalizzare le dimissioni attraverso la procedura telematica disponibile sul sito dell'INPS. Durante la compilazione, è fondamentale indicare che le dimissioni avvengono per "giusta causa", specificando chiaramente il motivo nelle note del modulo.
Una volta trasmesse le dimissioni telematiche, si potrà procedere con l'invio della domanda di NASpI, sempre tramite i canali ufficiali dell'INPS.
È importante ricordare che, in caso di contestazione da parte del datore di lavoro, spetterà al lavoratore dimostrare l'effettiva sussistenza della giusta causa che ha motivato le dimissioni.
Quali sono le novità per la NASpI e le dimissioni volontarie nel 2025?
A partire dal 2025, è stata introdotta una significativa novità. Un lavoratore che si dimette volontariamente potrà avere accesso alla NASpI, ma a determinate condizioni.
La nuova regola prevede che, dopo le dimissioni, il lavoratore debba trovare un nuovo impiego e maturare almeno 13 settimane di contribuzione nei 12 mesi successivi alla cessazione del precedente rapporto.
Se questo nuovo rapporto di lavoro dovesse interrompersi per un motivo involontario - come un licenziamento - allora il lavoratore avrà diritto a presentare la domanda di disoccupazione.
Cosa spetta e cosa si rischia con le dimissioni volontarie?
In caso di dimissioni volontarie senza giusta causa, al lavoratore spettano comunque il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - e il pagamento delle ferie e dei permessi non goduti.
Il rischio principale, come visto, è la perdita del diritto all'indennità di disoccupazione NASpI. Inoltre, se il lavoratore non rispetta il periodo di preavviso previsto dal suo contratto collettivo, il datore di lavoro può trattenere dalle sue spettanze finali un'indennità sostitutiva del mancato preavviso.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
Dal punto di vista dell'accesso alla NASpI, essere licenziati - per giustificato motivo oggettivo o soggettivo - rappresenta la via ordinaria per ottenere l'indennità, poiché la perdita del lavoro è involontaria.
Licenziarsi - ovvero presentare le proprie dimissioni - esclude questo diritto, a meno che non si rientri nelle casistiche di giusta causa o nelle nuove condizioni previste dal 2025. La scelta dipende quindi interamente dalla situazione personale e professionale del lavoratore e dalle motivazioni che portano alla fine del rapporto di lavoro.
Quali licenziamenti non danno diritto alla NASpI?
Oltre alle dimissioni volontarie senza giusta causa, esistono altre situazioni in cui il diritto alla NASpI può essere escluso.
Le principali sono:
- Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo alcuni specifici accordi incentivati all'esodo.
- Dimissioni presentate dal lavoratore che ha raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.
Hai ancora dubbi sulla disoccupazione dopo le dimissioni?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali passi compiere, il primo passo è compilare il modulo che trovi qui sotto. Potrai così parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni volontarie e richiesta della NASpI.



