Ricevere una lettera di licenziamento è un momento complesso, ma l'impugnazione è il primo passo per far valere i propri diritti. Se hai già inviato la lettera di contestazione o stai per farlo, in questa guida analizzeremo nel dettaglio cosa succede dopo, quali sono le tempistiche da rispettare e le tutele previste dalla legge.
Per affrontare questo percorso con la massima sicurezza ed evitare errori formali che potrebbero compromettere l'esito, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per ricevere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate all'impugnazione del licenziamento.
Cosa succede esattamente dopo aver impugnato il licenziamento?
Una volta inviata la lettera di impugnazione del licenziamento - un atto che deve essere compiuto entro 60 giorni dalla sua ricezione - si apre una nuova fase. Da questo momento, hai 180 giorni di tempo per procedere.
In questo periodo, si possono seguire due strade principali.
La prima è quella stragiudiziale, che consiste nel cercare un accordo con il datore di lavoro, spesso attraverso una procedura di conciliazione. L'obiettivo è trovare una soluzione condivisa, come un incentivo all'esodo o una transazione economica, che eviti di andare in tribunale.
La seconda è la via giudiziale. Se la conciliazione non va a buon fine o non viene tentata, è necessario depositare un ricorso presso il Tribunale del Lavoro per avviare una vera e propria causa.
Quali sono i tempi di risposta dell'azienda?
La legge non stabilisce un termine preciso entro cui l'azienda debba rispondere alla lettera di impugnazione. La mancanza di una risposta, tuttavia, non deve preoccupare.
Il termine fondamentale da monitorare è quello dei 180 giorni successivi all'invio dell'impugnazione. Se l'azienda non si fa viva o rifiuta ogni tentativo di accordo, è cruciale agire entro questa scadenza per depositare il ricorso in tribunale e non perdere il diritto di contestare il licenziamento.
Cosa accade se non si trova un accordo stragiudiziale?
Se nei 180 giorni non si raggiunge un'intesa con l'azienda, l'unica via per portare avanti la contestazione è quella giudiziale. Questo significa che il tuo avvocato dovrà depositare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro competente.
Una volta avviata la causa, sarà un giudice a valutare la legittimità del licenziamento. All'esito del processo, il giudice potrà decidere per una delle seguenti soluzioni:
- La reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
- Il riconoscimento di un'indennità risarcitoria a favore del lavoratore.
- La conferma della legittimità del licenziamento, respingendo il ricorso.
Quanto può durare una causa per l'impugnazione del licenziamento?
Non esiste una durata standard per una causa di lavoro. I tempi possono variare notevolmente in base a diversi fattori, come la complessità del caso, il numero di testimoni da ascoltare e il carico di lavoro del tribunale specifico.
In linea generale, un processo di primo grado per l'impugnazione di un licenziamento può durare da alcuni mesi a oltre un anno. A questa tempistica vanno aggiunti gli eventuali successivi gradi di giudizio, come l'appello o il ricorso in Cassazione.
Quali tutele economiche spettano in caso di licenziamento illegittimo?
Se il giudice dichiara il licenziamento illegittimo, le tutele economiche per il lavoratore variano in base a diversi elementi: la data di assunzione, le dimensioni dell'azienda e la gravità del vizio che ha reso illegittimo il recesso.
Le principali forme di tutela sono:
- Un'indennità risarcitoria, il cui importo è calcolato in numero di mensilità dell'ultima retribuzione. Per i lavoratori assunti con il contratto a tutele crescenti - il cosiddetto Jobs Act - questa indennità varia da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità.
- La reintegrazione nel posto di lavoro, prevista solo per i casi più gravi come il licenziamento discriminatorio o nullo, accompagnata da un risarcimento del danno.
- Un'indennità ridotta nel caso in cui il licenziamento sia viziato solo da un punto di vista formale, per esempio per una motivazione carente.
Si ha diritto alla disoccupazione - la NASpI - durante l'impugnazione?
Sì, l'impugnazione del licenziamento non impedisce di percepire l'indennità di disoccupazione NASpI. Il licenziamento, anche se contestato, determina uno stato di disoccupazione involontaria, che è il requisito fondamentale per accedere a questa prestazione.
È importante presentare la domanda di NASpI all'INPS entro i termini previsti dalla legge - 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto.
Nel caso in cui la causa si concluda con la reintegrazione nel posto di lavoro, le somme percepite a titolo di NASpI dovranno essere restituite all'INPS.
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