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    Farsi licenziare per naspi 2026: ecco quando spetta

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    L'idea di "farsi licenziare" per accedere all'indennità di disoccupazione NASpI è una questione delicata e, con le nuove regole previste per il 2026, è fondamentale conoscere esattamente i casi in cui spetta e quali comportamenti, invece, la escludono. In questo articolo troverai una guida chiara sui requisiti e le novità introdotte dalla normativa.

    Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento e diritto alla NASpI.

    Quali sono i requisiti per accedere alla NASpI nel 2026?

    Per poter richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI, è necessario soddisfare alcuni requisiti fondamentali. Il presupposto principale è che la perdita del lavoro sia avvenuta in modo involontario.

    I requisiti richiesti sono:

    • Stato di disoccupazione involontario.
    • Almeno 13 settimane di contribuzione versata negli ultimi 4 anni.
    • Almeno 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi.

    In quali casi di cessazione del rapporto di lavoro spetta la NASpI 2026?

    Non tutte le forme di interruzione del rapporto di lavoro danno diritto alla disoccupazione. Lo stato di disoccupazione deve essere involontario, come chiarito dall'INPS.

    I casi in cui la NASpI 2026 viene riconosciuta sono:

    • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: avviene per ragioni economiche o organizzative, come la soppressione del posto di lavoro.
    • Licenziamento disciplinare: anche in caso di mancanze da parte del lavoratore - per giustificato motivo soggettivo - la disoccupazione spesso spetta. Fanno eccezione solo i casi più gravi che portano a un licenziamento per giusta causa senza preavviso.
    • Dimissioni per giusta causa: il lavoratore è costretto a dimettersi a causa di un comportamento grave del datore di lavoro, come il mancato pagamento dello stipendio, molestie, demansionamento o un trasferimento illegittimo.
    • Risoluzione consensuale: dà diritto alla NASpI solo se avviene nell'ambito di una procedura di conciliazione presso l'Ispettorato del Lavoro.

    Cosa cambia con le nuove regole del 2026 per chi vuole la NASpI?

    A partire dal 1° gennaio 2026, i controlli su chi cerca di ottenere la NASpI in modo non conforme alla legge diventeranno più stringenti. L'obiettivo è scoraggiare i comportamenti elusivi.

    Una delle novità più importanti riguarda l'assenza ingiustificata: dopo 15 giorni, questa viene equiparata a dimissioni volontarie e, di conseguenza, non dà diritto alla NASpI. L'unica eccezione è se il datore di lavoro avvia una specifica procedura di licenziamento per giusta causa.

    Inoltre, se un lavoratore si dimette volontariamente e trova un nuovo impiego, ma viene licenziato da quest'ultimo, la NASpI sarà concessa solo se ha accumulato almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo rapporto di lavoro.

    A quanto ammonta il ticket di licenziamento 2026 e l'importo massimo della NASpI?

    Quando un'azienda licenzia un dipendente, è tenuta a versare un contributo all'INPS noto come "ticket di licenziamento". Per il 2026, l'importo di questo contributo è pari a 649,72 € per ogni anno di anzianità aziendale del lavoratore.

    Per quanto riguarda l'indennità percepita dal lavoratore, l'importo massimo mensile della NASpI per il 2026 è fissato a 1.584,70 €.

    Hai bisogno di chiarimenti su come farti licenziare per la naspi 2026?

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