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    Farsi licenziare: rischi, danni e alternative per la naspi

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    Se stai valutando come concludere il tuo rapporto di lavoro e ti chiedi se sia meglio dimettersi o cercare di farsi licenziare, è importante conoscere a fondo le conseguenze di ogni scelta. L'idea di provocare un licenziamento per accedere all'indennità di disoccupazione NASpI può sembrare una scorciatoia, ma nasconde rischi significativi.

    In questo articolo vedremo quali sono i pericoli concreti di questa strategia, le conseguenze economiche e professionali, e quali alternative più sicure esistono per tutelare i tuoi diritti.

    Per affrontare la situazione con le giuste certezze e senza commettere errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di interruzione del rapporto di lavoro.

    È meglio licenziarsi o farsi licenziare per ottenere la naspi?

    La scelta tra dimettersi e farsi licenziare dipende dall'obiettivo principale: l'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Le dimissioni volontarie, salvo poche eccezioni, non danno diritto alla NASpI. Farsi licenziare, anche per giusta causa, permette invece di accedere all'indennità.

    Tuttavia, come vedremo, cercare di provocare il proprio licenziamento è una strada piena di insidie che può portare a conseguenze ben peggiori della semplice perdita della disoccupazione.

    Quali sono i rischi e i danni se provoco il licenziamento?

    Tentare di farsi licenziare attraverso comportamenti scorretti, come le assenze ingiustificate, può avere effetti molto negativi e imprevedibili.

    Ecco i principali rischi a cui ti esponi:

    • Richiesta di risarcimento danni: Il datore di lavoro può citarti in giudizio per ottenere un risarcimento del danno causato dal tuo comportamento. Spesso, l'importo richiesto equivale al costo che l'azienda deve sostenere per il cosiddetto "ticket di licenziamento", una tassa che può arrivare a circa 1.800 euro.
    • Procedura disciplinare e sospensione: L'azienda potrebbe non licenziarti immediatamente. Invece, potrebbe avviare una procedura disciplinare che porta alla sospensione dal lavoro senza stipendio, lasciandoti in un limbo lavorativo ed economico, senza lavoro, senza stipendio e senza NASpI.
    • Danno alla reputazione professionale: Un licenziamento per giusta causa, motivato da insubordinazione, falsa malattia o altre gravi mancanze, rimane registrato nella tua storia lavorativa. Questo può seriamente compromettere le tue possibilità di trovare un nuovo impiego in futuro.
    • Contestazione come dimissioni volontarie: Di fronte ad assenze prolungate e ingiustificate, il datore di lavoro potrebbe interpretare il tuo comportamento non come un motivo di licenziamento, ma come una volontà di dimetterti - un "abbandono del posto di lavoro". Questo porterebbe alla perdita della NASpI e a un possibile contenzioso legale per definire la natura dell'interruzione.

    Cosa costa al datore di lavoro licenziare un dipendente?

    Licenziare un lavoratore a tempo indeterminato comporta un costo diretto per l'azienda, noto come "ticket di licenziamento".

    Questo contributo, versato all'INPS, serve a finanziare la NASpI. L'importo varia in base all'anzianità di servizio del dipendente ma, per un lavoratore con almeno tre anni di anzianità, il costo per l'azienda è significativo.

    È proprio per recuperare questa spesa che un datore di lavoro, sentendosi "forzato" a licenziare, potrebbe decidere di richiedere al lavoratore il risarcimento dei danni.

    Esiste un’alternativa sicura per accedere alla disoccupazione?

    Sì, la via più sicura e trasparente per interrompere il rapporto di lavoro e ottenere la NASpI è la risoluzione consensuale.

    Si tratta di un accordo formale tra te e il datore di lavoro per porre fine al contratto. Se l'accordo viene formalizzato in una sede protetta - come l'Ispettorato del Lavoro - dà pieno diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione.

    In alcuni casi, è anche possibile negoziare un incentivo economico all'uscita, noto come incentivo all'esodo.

    Quindi, in quali casi spetta la naspi?

    Per fare chiarezza, l'indennità di disoccupazione NASpI spetta nei seguenti casi:

    • Licenziamento, di qualunque tipo, incluso quello per giusta causa.
    • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a patto che sia avvenuta in sede protetta.
    • Dimissioni per giusta causa, ad esempio per mancato pagamento dello stipendio, mobbing o molestie.

    Non spetta, invece, in caso di dimissioni volontarie non motivate da una giusta causa.

    Se mi licenzio perdo il tfr?

    No. Il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR, è una somma di denaro che ti spetta sempre alla conclusione del rapporto di lavoro.

    Il diritto al TFR non dipende dal motivo per cui il contratto finisce. Ti verrà quindi liquidato sia in caso di licenziamento sia in caso di dimissioni.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una procedura di licenziamento formale.

    È un termine usato per descrivere un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro per creare un ambiente ostile e demotivante, con l'obiettivo di spingere il dipendente a dare le dimissioni volontariamente.

    Questi comportamenti possono includere l'assegnazione di compiti dequalificanti, l'esclusione da progetti importanti o la mancanza di aumenti e opportunità di crescita.

    Hai ancora dubbi sui rischi del farsi licenziare?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quale sia la strada migliore da percorrere per tutelare i tuoi interessi, compila il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento e nelle alternative consensuali.

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