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    180 giorni di malattia non consecutivi: come si calcolano

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    Molti lavoratori credono che i 180 giorni di malattia debbano essere continuativi per avere rilevanza ai fini del mantenimento del posto di lavoro, ma la realtà è spesso più complessa. Se ti stai interrogando su come vengono conteggiate le tue assenze e quali sono i limiti da non superare, in questo articolo troverai una guida chiara sul calcolo del periodo di comporto.

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    Come si calcolano i 180 giorni di malattia se non sono consecutivi?

    La regola generale è che i giorni di malattia non devono essere necessariamente consecutivi. Il limite massimo di assenze consentite prima di rischiare il licenziamento, noto come periodo di comporto, si calcola solitamente sommando tutti gli eventi di malattia avvenuti in un determinato arco temporale.

    Questo significa che anche più assenze brevi e frazionate contribuiscono a raggiungere la soglia massima prevista.

    Per fare un esempio pratico, un lavoratore potrebbe superare il limite anche senza un singolo evento di lunga durata:

    • 30 giorni di assenza a gennaio
    • 30 giorni di assenza a marzo
    • 121 giorni di assenza a maggio

    In questo caso, il totale ammonterebbe a 181 giorni, superando la soglia di 180 e mettendo a rischio il posto di lavoro. Per avere una risposta definitiva, è sempre fondamentale consultare il proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL.

    Cosa si intende per comporto secco e comporto per sommatoria?

    Questi due termini descrivono le due principali modalità con cui i contratti collettivi calcolano il periodo di comporto.

    Il comporto secco si riferisce a un'unica e ininterrotta assenza per malattia. Superato questo limite, scatta il rischio di licenziamento.

    Il comporto per sommatoria, invece, è il metodo più comune e prevede, come visto, la somma di tutti i periodi di malattia frazionati che si verificano all'interno di un preciso arco di tempo di riferimento.

    Quale periodo di tempo viene considerato per il calcolo?

    L'arco temporale di riferimento per la somma dei giorni di malattia non è fisso, ma dipende da quanto stabilito dal CCNL applicato.

    Solitamente, il calcolo viene effettuato guardando all'anno solare, ovvero i 365 giorni che precedono l'ultimo episodio di malattia. In altri casi, il CCNL può prevedere un periodo di riferimento più lungo, come gli ultimi 24 o 36 mesi.

    Questa variabile è cruciale, perché un periodo di riferimento più esteso aumenta la possibilità di superare il limite del comporto sommando assenze avvenute nel corso di più anni.

    Quanti giorni di malattia si possono fare prima di rischiare il licenziamento?

    Non esiste una risposta unica, poiché il numero massimo di giorni di malattia consentiti dipende da diversi fattori. Sebbene i 180 giorni - ovvero 6 mesi - siano un riferimento comune, il limite preciso è stabilito dal CCNL di categoria.

    I principali elementi che determinano la durata del comporto sono:

    • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato al rapporto di lavoro.
    • L'anzianità di servizio del lavoratore all'interno dell'azienda.
    • La qualifica del dipendente, ad esempio se operaio o impiegato.

    Superare il numero di giorni previsto dal proprio contratto espone il lavoratore al rischio di licenziamento per superamento del periodo di comporto.

    Il conteggio dei giorni di malattia si azzera a fine anno?

    È importante fare una distinzione. Il conteggio dei 180 giorni ai fini dell'indennità economica erogata dall'INPS si azzera effettivamente il 1° gennaio di ogni anno. Questo significa che una malattia a cavallo tra due anni può, in certi casi, consentire al lavoratore di ricevere l'indennità per un periodo superiore a sei mesi continuativi.

    Tuttavia, il conteggio dei giorni per il periodo di comporto - quello che garantisce la conservazione del posto di lavoro - segue le regole del CCNL. Se il contratto prevede un calcolo basato sull'anno solare "a ritroso" o su un arco di 36 mesi, il passaggio al nuovo anno non azzera il conteggio.

    Pertanto, anche se l'indennità INPS riparte, i giorni di assenza del vecchio anno potrebbero comunque essere sommati a quelli del nuovo ai fini del comporto.

    Hai ancora dubbi su come si calcolano i 180 giorni di malattia non consecutivi?

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