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    Impugnare licenziamento: significato, tempi e costi

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    Ricevere una lettera di licenziamento è un momento complesso, che genera dubbi e preoccupazioni sul futuro. Se ritieni che la decisione del tuo datore di lavoro sia ingiusta o illegittima, è importante sapere che la legge ti offre strumenti per difenderti.

    In questa guida analizzeremo cosa significa esattamente impugnare un licenziamento, quali sono i tempi perentori da rispettare e quali costi potresti dover affrontare. Per affrontare questa situazione con la giusta preparazione e senza commettere errori, ti invitiamo a compilare il modulo presente in cima a questa pagina per ricevere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.

    Cosa significa impugnare un licenziamento?

    Impugnare un licenziamento significa contestare formalmente la validità della cessazione del rapporto di lavoro, avviando un'azione legale per far valere i propri diritti.

    È un atto con cui il lavoratore dichiara di non accettare la decisione del datore di lavoro, ritenendola infondata o illegittima. L'obiettivo è ottenere, a seconda dei casi, l'annullamento del licenziamento con la reintegrazione nel posto di lavoro oppure un risarcimento economico per il danno subito.

    L'impugnazione si rende necessaria in diverse situazioni, tra cui:

    • Licenziamento discriminatorio o basato su motivi ritorsivi.
    • Licenziamento per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, quando le ragioni addotte dall'azienda sono inesistenti o non provate.
    • Violazione delle procedure formali previste dalla legge, ad esempio la mancanza della forma scritta.
    • Licenziamento orale, che per legge è considerato nullo.

    Quali sono i tempi per impugnare un licenziamento?

    I tempi sono un elemento cruciale e non negoziabile. La legge stabilisce termini di decadenza molto rigidi.

    Per impugnare il licenziamento hai 60 giorni di tempo, che decorrono dal momento in cui ricevi la comunicazione scritta. Questa prima impugnazione, detta stragiudiziale, si effettua inviando una lettera raccomandata o una PEC al datore di lavoro.

    Attenzione: una volta inviata la lettera, hai altri 180 giorni di tempo per depositare il ricorso presso il Tribunale del Lavoro o, in alternativa, per comunicare all'azienda la richiesta di un tentativo di conciliazione.

    Scaduti questi termini, il licenziamento diventa definitivo e non sarà più possibile contestarlo.

    Quanto costa impugnare un licenziamento?

    I costi per impugnare un licenziamento non sono fissi, ma dipendono da diversi fattori.

    Le principali voci di spesa da considerare sono l'onorario dell'avvocato e, se si arriva in tribunale, il contributo unificato - una tassa per l'iscrizione a ruolo della causa.

    L'onorario del legale può variare in base alla complessità del caso e agli accordi presi. Spesso, si concorda un compenso legato al risultato ottenuto, il cosiddetto patto di quota lite.

    Inoltre, i lavoratori con un reddito basso possono avere diritto al gratuito patrocinio, che consente di essere difesi da un avvocato senza dover sostenere alcuna spesa, poiché i costi vengono coperti dallo Stato.

    Cosa succede dopo aver impugnato il licenziamento?

    Dopo l'invio della lettera di impugnazione entro i 60 giorni, si apre una fase interlocutoria.

    Il datore di lavoro può decidere di avviare un dialogo per trovare un accordo transattivo, solitamente di natura economica, per evitare di andare in causa. Questo è il cosiddetto tentativo di conciliazione.

    Se non si raggiunge un accordo, il lavoratore deve procedere, entro i successivi 180 giorni, con il deposito del ricorso presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro, dando così inizio alla causa vera e propria.

    Quanto dura una causa per impugnazione di licenziamento?

    La durata di una causa di lavoro è molto variabile e non è possibile stabilirla con certezza a priori.

    I tempi possono essere influenzati da diversi elementi, come:

    • La complessità della questione da trattare.
    • Il carico di lavoro del tribunale competente.
    • L'eventuale necessità di ascoltare testimoni o acquisire documenti.
    • La volontà delle parti di proseguire fino alla sentenza finale.

    In generale, un procedimento di primo grado può durare da alcuni mesi a oltre un anno.

    Quanto tempo ha l'azienda per rispondere all'impugnazione?

    La legge non prevede un termine specifico entro cui il datore di lavoro debba rispondere alla lettera di impugnazione stragiudiziale.

    L'azienda potrebbe rispondere proponendo una conciliazione, respingendo le contestazioni o semplicemente non rispondere affatto.

    L'assenza di risposta non pregiudica i diritti del lavoratore, che dovrà comunque rispettare il termine di 180 giorni per avviare l'azione giudiziaria.

    Se impugno il licenziamento, ho diritto alla disoccupazione NASpI?

    Sì, l'impugnazione del licenziamento non impedisce di percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Il lavoratore licenziato si trova in uno stato di disoccupazione involontaria, che è il presupposto fondamentale per accedere a questo sostegno economico erogato dall'INPS.

    Pertanto, è possibile e consigliabile presentare la domanda di NASpI subito dopo il licenziamento, rispettando i termini previsti, e contemporaneamente procedere con l'impugnazione per far valere le proprie ragioni in sede legale.

    Hai ancora dubbi su come impugnare un licenziamento? Ti aiutiamo noi

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