Giusto.

    Articolo 18: per chi è ancora valido e cosa prevede

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    La normativa sul lavoro in Italia è spesso oggetto di riforme e modifiche, e una delle più discusse riguarda senza dubbio l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. La sua applicazione è cambiata nel tempo, generando confusione su chi possa ancora beneficiarne.

    Se ti stai chiedendo se questa tutela sia ancora in vigore e a chi si applichi, in questo articolo troverai risposte chiare sulla situazione attuale, definita in gran parte dal Jobs Act.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e tutele del lavoratore.

    L'articolo 18 è stato rimosso con il Jobs Act?

    No, l'articolo 18 non è stato tecnicamente rimosso o abrogato, ma il suo campo di applicazione è stato fortemente limitato dalla riforma del lavoro nota come Jobs Act.

    In particolare, il decreto legislativo n. 23/2015 ha introdotto il contratto di lavoro a tutele crescenti, modificando il regime sanzionatorio per i licenziamenti illegittimi.

    Di conseguenza, la disciplina dell'articolo 18 non si applica più alla generalità dei lavoratori, ma solo a specifiche categorie.

    Per chi è ancora valido l'articolo 18?

    La tutela prevista dall'articolo 18, nella sua forma più nota che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro, è ancora valida per i lavoratori che si trovano in una delle seguenti condizioni:

    • erano già assunti a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015 - data di entrata in vigore del Jobs Act;
    • lavorano in aziende che superano le soglie dimensionali previste dalla legge, ovvero più di 15 dipendenti nell'unità produttiva o più di 60 dipendenti in totale sul territorio nazionale.

    Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, la reintegrazione è prevista solo in casi di licenziamento nullo, come quello discriminatorio o ritorsivo, o in altre ipotesi di nullità espressamente previste dalla legge.

    Cosa prevede l'articolo 18 per chi ne ha ancora diritto?

    La principale tutela garantita dall'articolo 18 è l'obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro.

    Questo significa che se un giudice dichiara illegittimo il licenziamento di un lavoratore che rientra nel campo di applicazione della norma, ordina al datore di lavoro di riammetterlo in servizio.

    Oltre alla reintegrazione, il lavoratore ha diritto a un risarcimento del danno corrispondente alle retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegra.

    In alternativa alla reintegrazione, il lavoratore può scegliere di ricevere un'indennità sostitutiva.

    Il Jobs Act esiste ancora oggi?

    Sì, il Jobs Act e le normative da esso introdotte, come il contratto a tutele crescenti, sono ancora pienamente in vigore.

    Questo significa che per tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015, il riferimento normativo in caso di licenziamento illegittimo non è più l'articolo 18, ma la disciplina del Jobs Act.

    Questa prevede, nella maggior parte dei casi, una tutela di tipo economico-risarcitorio, il cui importo cresce in base all'anzianità di servizio, e non più la reintegrazione nel posto di lavoro, se non per le ipotesi più gravi.

    Hai ancora dubbi sull'applicazione dell'articolo 18?

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