Subire un licenziamento in una piccola impresa può generare molta incertezza, soprattutto riguardo ai propri diritti e a un eventuale risarcimento. Se stai affrontando questa situazione, in questo articolo troverai informazioni chiare su quanto spetta in caso di licenziamento illegittimo in aziende con meno di 15 dipendenti, sulle diverse tutele previste e sulla procedura da seguire per contestarlo.
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Quanto spetta di risarcimento per un licenziamento illegittimo in una piccola impresa?
Nelle aziende fino a 15 dipendenti, una delle novità più importanti è che non esiste più il limite rigido di un risarcimento fissato a 6 mensilità.
A seguito della sentenza n. 118 della Corte Costituzionale, il giudice ha oggi un margine di valutazione più ampio. Può infatti stabilire un indennizzo che va da un minimo di 3 a un massimo di 18 mensilità.
Questa decisione viene presa considerando diversi fattori, come la gravità del licenziamento e le dimensioni economiche dell'azienda.
Quali tutele esistono per i lavoratori assunti prima e dopo il Jobs Act?
Il regime di tutela e l'importo del risarcimento cambiano in base alla data di assunzione del lavoratore e al tipo di vizio riscontrato nel licenziamento.
Lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 - regime Jobs Act:
- In caso di licenziamento ingiustificato, per motivi economici o disciplinari che si rivelano insussistenti, l'indennità varia da 3 a 18 mensilità. Questa misura è dimezzata rispetto a quella prevista per le aziende più grandi.
- In caso di vizi formali o procedurali, l'indennizzo è più contenuto e corrisponde a una mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità.
Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015:
- Si applica la cosiddetta tutela obbligatoria classica, prevista dalla Legge n. 604/1966.
- Questa tutela offre al datore di lavoro un'alternativa tra la riassunzione del dipendente e il pagamento di un risarcimento economico compreso tra 2,5 e 6 mensilità, con alcune eccezioni per le aziende agricole.
Quando un licenziamento è nullo e cosa comporta?
Esistono casi in cui il licenziamento è considerato nullo perché discriminatorio o ritorsivo. In queste situazioni, la tutela per il lavoratore è massima.
Non contano né il numero dei dipendenti dell'azienda né la data di assunzione.
Il giudice ordina sempre la reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro e il pagamento di un risarcimento pieno, che non può essere inferiore a 5 mensilità.
Come si contesta un licenziamento ritenuto illegittimo?
Per tutelare i propri diritti è fondamentale agire tempestivamente, rispettando passaggi e scadenze molto strette. La procedura corretta prevede diversi passaggi.
- Impugnazione stragiudiziale: Entro 60 giorni da quando si riceve la lettera di licenziamento, bisogna inviare una comunicazione scritta al datore di lavoro. In questo atto si contesta la legittimità del suo recesso. L'invio può avvenire tramite raccomandata A/R, PEC o essere consegnato a mano in cambio di una ricevuta.
- Tentativo di conciliazione: Questo passaggio è facoltativo ma spesso consigliato. Si può avviare una procedura presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL per cercare di raggiungere un accordo pacifico con l'azienda.
- Ricorso in tribunale: Se non si trova un accordo, è necessario depositare il ricorso in tribunale entro 180 giorni dall'invio della prima impugnazione stragiudiziale. Per questa fase è obbligatorio farsi assistere da un avvocato con esperienza in diritto del lavoro.
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