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    Licenziamento collettivo e buonuscita: quante mensilità

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    Affrontare un licenziamento collettivo è un momento di grande incertezza, soprattutto riguardo agli aspetti economici. Se ti trovi in questa situazione, è normale avere dubbi su cosa ti spetta e come tutelare i tuoi diritti.

    In questa guida analizzeremo in dettaglio le tutele previste per il lavoratore, con un focus specifico sulla buonuscita - spesso chiamata incentivo all'esodo - e su quante mensilità è possibile ottenere.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori di valutazione, ti invitiamo a compilare il modulo presente in cima a questa pagina per ricevere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al licenziamento collettivo.

    Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento collettivo?

    Quando un'azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo, il lavoratore ha diritto a ricevere alcune somme che sono garantite per legge, a cui si può aggiungere un importo extra derivante da un accordo.

    Le voci principali sono:

    • Trattamento di Fine Rapporto - TFR. È una somma che matura durante tutto il rapporto di lavoro, pari a circa il 6,91% della retribuzione annua, e spetta sempre al lavoratore alla cessazione del contratto.
    • Indennità di disoccupazione NASpI. Se si possiedono i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge, si ha diritto a percepire l'indennità mensile di disoccupazione erogata dall'INPS.
    • Buonuscita o incentivo all'esodo. Questa non è una somma automatica o obbligatoria per legge, ma è spesso il risultato di una negoziazione tra l'azienda e le organizzazioni sindacali, o direttamente con il singolo lavoratore, per gestire la risoluzione del rapporto di lavoro in modo consensuale ed evitare futuri contenziosi.

    Quante mensilità si possono ottenere come buonuscita?

    L'importo della buonuscita, o incentivo all'esodo, non è fisso ma varia in base all'accordo raggiunto. Solitamente, l'offerta viene calcolata in numero di mensilità dell'ultima retribuzione lorda di riferimento.

    In base agli accordi sindacali e alle prassi più comuni, la somma offerta può variare significativamente, partendo da un minimo di 3 mensilità fino a raggiungere, in alcuni casi, 27 mensilità.

    È fondamentale non confondere la buonuscita con il TFR e le altre spettanze di fine rapporto, come ferie non godute e permessi residui. La buonuscita è una somma aggiuntiva, spesso esentasse, che viene offerta proprio per incentivare un'uscita volontaria e concordata.

    Come funziona la procedura di licenziamento collettivo?

    Il licenziamento collettivo non è una decisione che l'azienda può prendere liberamente da un giorno all'altro, ma deve seguire una procedura specifica e rigorosa definita dalla legge, in particolare dalla Legge 223/1991.

    La procedura si avvia con una comunicazione scritta da parte dell'azienda ai sindacati e alle istituzioni competenti, in cui vengono spiegati i motivi della riduzione del personale. Segue una fase di esame congiunto e di consultazione sindacale per cercare soluzioni alternative ai licenziamenti, come contratti di solidarietà o ricollocazione del personale.

    Le aziende con più di 15 dipendenti sono soggette a procedure più strutturate e, proprio durante queste fasi di negoziazione, vengono solitamente definiti i pacchetti di incentivi all'esodo.

    Quanto dura il licenziamento collettivo?

    La durata della procedura non è fissa, ma dipende da diverse variabili. La legge stabilisce dei termini precisi per la fase di consultazione sindacale, che ha una durata massima di 45 giorni.

    Questo periodo può essere ridotto se si raggiunge un accordo prima della scadenza. A questa fase, se non si trova un'intesa, può seguirne un'altra a livello ministeriale o regionale. Complessivamente, la procedura può richiedere alcuni mesi prima di concludersi definitivamente.

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