Affrontare una procedura di licenziamento collettivo può rappresentare un momento complesso per qualsiasi azienda, non solo dal punto di vista organizzativo e umano, ma anche per le implicazioni economiche che comporta. Comprendere in anticipo la struttura dei costi è fondamentale per una gestione corretta e consapevole.
In questo articolo vedremo nel dettaglio quali sono i costi da sostenere, come si calcolano e quali importi sono previsti per il 2026.
Per affrontare questa procedura con le giuste certezze, è possibile compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti collettivi e dei relativi costi.
Quanto costa un licenziamento collettivo all'azienda?
Il costo principale di un licenziamento collettivo è il cosiddetto "ticket di licenziamento" o "ticket NASpI", un contributo che l'azienda è tenuta a versare all'INPS per ogni lavoratore licenziato.
Questo ticket è calcolato sul massimale mensile della NASpI e per il 2026 corrisponde al 41% di tale importo per ogni 12 mesi di anzianità aziendale del dipendente negli ultimi tre anni.
Di conseguenza, gli importi base sono:
- Circa 649,73 euro per ogni anno di anzianità di servizio.
- Fino a un massimo di 1.949,19 euro per i rapporti di lavoro con anzianità pari o superiore a 36 mesi.
È importante sottolineare che questi importi possono triplicare nel caso in cui la procedura di licenziamento si concluda senza un accordo sindacale.
Oltre al ticket INPS, l'azienda deve considerare una serie di costi aggiuntivi, quali:
- L'indennità sostitutiva del preavviso, se il lavoratore non prosegue l'attività durante il periodo di preavviso.
- Le competenze di fine rapporto, che includono il TFR - trattamento di fine rapporto - le ferie maturate e non godute e i permessi residui.
- Gli eventuali incentivi all'esodo, somme aggiuntive spesso concordate con le organizzazioni sindacali per agevolare l'uscita volontaria dei lavoratori.
- Le spese legali e di consulenza necessarie per gestire l'intera procedura.
I costi possono aumentare ulteriormente se il licenziamento avviene al termine di un periodo di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria - CIGS - o se la procedura non viene seguita correttamente, esponendo l'azienda al rischio di dover pagare risarcimenti.
Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento collettivo?
Al lavoratore coinvolto in una procedura di licenziamento collettivo spettano diverse competenze economiche, che rappresentano i costi diretti per l'azienda.
Nello specifico, il lavoratore ha diritto a ricevere:
- Il trattamento di fine rapporto - TFR.
- Il pagamento delle ferie e dei permessi maturati e non ancora fruiti.
- L'indennità sostitutiva del preavviso, nel caso in cui l'azienda decida di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro.
- Un eventuale incentivo all'esodo, se previsto dall'accordo sindacale raggiunto durante la procedura.
Inoltre, il lavoratore licenziato ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, il cui finanziamento deriva proprio dal ticket versato dall'azienda all'INPS.
Qual è la buonuscita o l'incentivo all'esodo in un licenziamento collettivo?
La buonuscita, più correttamente definita "incentivo all'esodo", non è una somma fissa stabilita dalla legge, ma è il risultato della contrattazione tra l'azienda e le organizzazioni sindacali.
L'importo viene negoziato durante la fase di consultazione sindacale e ha lo scopo di rendere meno traumatica la perdita del posto di lavoro e di incentivare l'uscita volontaria dei dipendenti, riducendo il contenzioso sociale e legale.
L'entità di questo incentivo può variare notevolmente in base a fattori come la solidità finanziaria dell'azienda, il numero di esuberi e la forza contrattuale delle parti coinvolte.
Qual è il risarcimento previsto in un licenziamento collettivo?
È fondamentale distinguere l'incentivo all'esodo dal risarcimento del danno.
L'incentivo, come visto, è una somma concordata per agevolare la chiusura del rapporto.
Il risarcimento, invece, viene stabilito da un giudice nel caso in cui il licenziamento collettivo venga dichiarato illegittimo, per esempio a causa di vizi nella procedura o per la violazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare. In queste situazioni, l'azienda può essere condannata a versare al lavoratore un indennizzo economico a titolo di risarcimento.
Qual è la procedura da seguire per un licenziamento collettivo?
La legge prevede una procedura complessa e rigorosa che l'azienda deve seguire.
Il processo inizia con una comunicazione scritta alle rappresentanze sindacali aziendali e alle associazioni di categoria, in cui vengono esplicitati i motivi dell'esubero e il numero dei lavoratori coinvolti.
Successivamente, si apre una fase di esame congiunto con i sindacati, finalizzata a esplorare soluzioni alternative al licenziamento, come la cassa integrazione, i contratti di solidarietà o il ricollocamento del personale. Se non si trova un accordo, la procedura prosegue presso le sedi istituzionali competenti.
Quali sono i tempi previsti dalla procedura?
I tempi della procedura di licenziamento collettivo sono definiti dalla legge.
La fase di consultazione sindacale ha una durata massima di 45 giorni, che si riducono a 23 giorni se i lavoratori interessati sono meno di 10.
Al termine di questa fase, l'azienda ha 7 giorni di tempo per comunicare per iscritto a ogni lavoratore il recesso dal rapporto di lavoro, nel rispetto del periodo di preavviso.
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