Giusto.

    Licenziamento, conciliazione e naspi: quando spetta?

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    Affrontare la fine di un rapporto di lavoro può essere un momento complesso, pieno di dubbi sulle procedure corrette e sui propri diritti, come l'accesso all'indennità di disoccupazione. Se ti trovi in questa situazione, in questo articolo troverai informazioni chiare per capire quando un accordo di licenziamento consensuale, o conciliazione, permette di accedere alla NASpI.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in procedure di licenziamento e accesso alla NASpI.

    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    La regola generale è che l'indennità di disoccupazione NASpI spetta solo in caso di perdita involontaria del lavoro. Una semplice risoluzione consensuale, essendo un accordo volontario tra le parti, di norma non darebbe diritto alla NASpI.

    Tuttavia, la legge prevede specifiche eccezioni. L'accesso alla NASpI è garantito quando la risoluzione consensuale avviene in contesti tutelati che la equiparano a un licenziamento.

    Nello specifico, si ha diritto alla NASpI nei seguenti casi:

    • Conciliazione obbligatoria: l'accordo viene raggiunto durante la procedura di conciliazione obbligatoria presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro, prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.
    • Rifiuto del trasferimento: la risoluzione è la conseguenza del rifiuto del lavoratore di essere trasferito a un'altra sede dell'azienda, distante più di 50 km dalla sua residenza o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici.
    • Offerta di conciliazione: l'accordo viene siglato nell'ambito della procedura di offerta di conciliazione prevista dal "Jobs Act" - art. 6 del D.lgs. n. 23/2015.
    • Accordo collettivo aziendale: la risoluzione consensuale avviene a seguito di un accordo collettivo aziendale che prevede incentivi all'esodo, come chiarito anche dall'INPS.

    C'è differenza tra licenziamento e risoluzione consensuale?

    Sì, la differenza è sostanziale.

    Il licenziamento è un atto unilaterale, una decisione presa esclusivamente dal datore di lavoro per interrompere il rapporto di lavoro.

    La risoluzione consensuale, al contrario, è un accordo bilaterale. Datore di lavoro e lavoratore decidono insieme, e di comune accordo, di porre fine al rapporto. Proprio per questa sua natura "volontaria", la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI solo nelle circostanze protette che abbiamo visto.

    Come funziona la conciliazione che dà diritto alla NASpI?

    Perché l'accordo di risoluzione consensuale sia valido ai fini della NASpI, deve essere formalizzato in una cosiddetta "sede protetta".

    Queste sedi sono la direzione territoriale del lavoro o una sede sindacale. La loro funzione è garantire che la volontà del lavoratore non sia viziata e che l'accordo sia il risultato di una vera negoziazione, non di una dimissione mascherata o imposta.

    La procedura in sede protetta attesta che la perdita del lavoro, sebbene formalizzata con un accordo, non deriva da una libera scelta del dipendente, ma da circostanze che la rendono di fatto involontaria.

    È importante ricordare che, una volta firmato l'accordo in queste sedi, il lavoratore ha 7 giorni di tempo per un eventuale ripensamento e per revocare la sua decisione.

    Quali accordi non danno diritto alla NASpI?

    Non tutti i licenziamenti o accordi consensuali aprono le porte all'indennità di disoccupazione.

    Il diritto alla NASpI è escluso quando la risoluzione consensuale avviene tramite una semplice scrittura privata tra lavoratore e azienda, senza passare per una delle sedi protette previste dalla legge. Un accordo di questo tipo viene considerato dall'INPS come una manifestazione di volontà del lavoratore di terminare il rapporto, equiparabile alle dimissioni volontarie.

    Inoltre, per le aziende con meno di 15 dipendenti, se non viene seguita la procedura di conciliazione obbligatoria prevista per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il successivo accordo consensuale solitamente non consente l'accesso alla NASpI.

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