Se stai valutando la possibilità di interrompere il tuo rapporto di lavoro attraverso un accordo con l'azienda, è fondamentale conoscere ogni dettaglio della procedura. In questo articolo troverai informazioni chiare e precise sul licenziamento concordato, con un focus sugli aspetti più importanti: la buonuscita, il diritto alla NASpI e i passaggi da seguire.
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Come funziona un licenziamento concordato?
Il termine "licenziamento concordato" non è quello tecnicamente corretto dal punto di vista legale. Si parla, più propriamente, di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
Si tratta di un vero e proprio accordo scritto con cui il datore di lavoro e il dipendente decidono insieme di porre fine al contratto di lavoro.
All'interno di questo accordo vengono definiti tutti i termini dell'uscita, come:
- La data esatta di cessazione del rapporto, che può essere immediata o futura.
- L'eventuale incentivo all'esodo, comunemente chiamato buonuscita.
- La possibile rinuncia delle parti al periodo di preavviso.
Come funziona la buonuscita nel licenziamento concordato?
La buonuscita, o incentivo all'esodo, è una somma di denaro che l'azienda può offrire al dipendente per incentivare la sua adesione all'accordo di risoluzione.
L'importo non è soggetto al versamento dei contributi INPS, a differenza della normale retribuzione.
Dal punto di vista fiscale, la buonuscita beneficia di una tassazione separata. Questo significa che viene applicata un'aliquota IRPEF solitamente più vantaggiosa rispetto a quella ordinaria applicata sullo stipendio.
Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
Di norma, la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non permette di accedere all'indennità di disoccupazione NASpI. Questo accade perché l'interruzione del contratto è volontaria e non dovuta a un licenziamento subito dal lavoratore.
Tuttavia, esistono delle eccezioni. L'accesso alla NASpI è consentito solo in casi specifici, ad esempio quando l'accordo di risoluzione viene raggiunto nell'ambito di una procedura di conciliazione obbligatoria presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Come si formalizza la procedura?
L'accordo tra azienda e lavoratore non è sufficiente a se stante. Per essere valido, deve essere formalizzato attraverso una procedura telematica specifica.
Il lavoratore, o un intermediario abilitato come un patronato, deve compilare e inviare i moduli ufficiali disponibili sul sito del Ministero del Lavoro. Una volta inviata la comunicazione, il lavoratore ha a disposizione 7 giorni di tempo per revocarla, qualora cambiasse idea.
Per garantire la massima tutela dei propri diritti, è prassi comune firmare l'intesa in una "sede protetta", come le sedi sindacali o l'Ispettorato del Lavoro. In queste sedi, si inserisce nell'accordo una clausola di conciliazione e transazione, che rende l'intesa più solida e difficilmente impugnabile in futuro.
Quali sono le conseguenze della risoluzione consensuale del contratto di lavoro?
La principale conseguenza è l'interruzione definitiva del rapporto di lavoro alla data concordata tra le parti.
Il lavoratore perde il diritto alla retribuzione e, nella maggior parte dei casi, non ha accesso all'indennità di disoccupazione.
D'altra parte, ottiene il pieno diritto a ricevere il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - e, se previsto dall'accordo, l'importo pattuito come incentivo all'esodo.
Hai dubbi sul tuo licenziamento concordato?
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