Ricevere una lettera di licenziamento disciplinare può essere un'esperienza destabilizzante, soprattutto quando si ha la percezione che la decisione dell'azienda sia ingiusta o sproporzionata. Se stai affrontando questa situazione, è fondamentale sapere che la legge prevede tutele specifiche.
In questo articolo vedremo nel dettaglio cosa comporta un licenziamento disciplinare quando viene giudicato illegittimo, quali tutele sono previste dalla legge e come è possibile farle valere. Per affrontare la situazione con le giuste certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti disciplinari illegittimi e delle loro conseguenze.
Quali sono le principali conseguenze di un licenziamento disciplinare illegittimo?
Le conseguenze di un licenziamento disciplinare dichiarato illegittimo dal giudice non sono sempre le stesse. Dipendono da diversi fattori, tra cui la data di assunzione del lavoratore, le dimensioni dell'azienda e la gravità del vizio che ha reso illegittimo il provvedimento.
Le tutele previste si possono riassumere in due principali categorie: la reintegrazione nel posto di lavoro oppure un indennizzo economico a titolo di risarcimento.
In quali casi è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro?
La reintegrazione è la tutela più forte e viene disposta dal giudice solo nei casi più gravi di illegittimità del licenziamento. Il datore di lavoro, in questi casi, è obbligato a riassumere il dipendente e a versargli tutte le retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento fino alla reintegra effettiva, oltre ai relativi contributi previdenziali.
I casi principali in cui si applica sono:
- Licenziamento discriminatorio.
- Insussistenza evidente del fatto materiale contestato al lavoratore.
È importante sapere che il lavoratore, anche se ha diritto alla reintegrazione, può scegliere di non rientrare in azienda e optare per un'indennità sostitutiva.
Quando spetta invece un indennizzo economico?
Nei casi in cui l'illegittimità del licenziamento è meno grave e non è prevista la reintegrazione, al lavoratore spetta un risarcimento del danno.
Questo indennizzo economico viene calcolato sulla base dell'anzianità di servizio del dipendente e, come vedremo, varia notevolmente a seconda delle dimensioni dell'azienda e della data di assunzione.
Come si calcola l'indennizzo per licenziamento illegittimo?
Il calcolo dell'indennizzo cambia radicalmente a seconda che il lavoratore sia stato assunto prima o dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del cosiddetto Jobs Act.
Per i lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti - dal 7 marzo 2015 in poi - il risarcimento viene calcolato sull'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR ed è esente da contribuzione previdenziale. Le soglie sono state modificate da alcuni interventi della Corte Costituzionale e sono le seguenti:
- Aziende con più di 15 dipendenti: l'indennità varia da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità.
- Aziende fino a 15 dipendenti: il risarcimento va da un minimo di 3 a un massimo di 18 mensilità.
Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, invece, continuano ad applicarsi le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevedono casistiche diverse e spesso più favorevoli, inclusa la reintegra e un risarcimento fino a un massimo di 12 mensilità.
Cosa succede se il licenziamento è illegittimo solo per un vizio di forma?
Può capitare che il licenziamento sia illegittimo non per l'infondatezza delle accuse, ma perché l'azienda ha violato la procedura prevista dalla legge o dal contratto collettivo.
In questi casi di vizi formali o procedurali, la tutela è esclusivamente economica e di regola ridotta. Spetta infatti un'indennità pari a una mensilità dell'ultima retribuzione per ogni anno di servizio.
Come si fa a contestare il licenziamento e ottenere queste tutele?
Per poter far valere i propri diritti e ottenere le tutele descritte, è fondamentale agire tempestivamente rispettando i termini di legge. La procedura prevede due passaggi obbligati:
- Impugnazione stragiudiziale: va inviata una comunicazione scritta all'azienda entro 60 giorni dalla data di ricevimento della lettera di licenziamento.
- Deposito del ricorso in tribunale: entro i successivi 180 giorni bisogna depositare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro, oppure avviare un tentativo di conciliazione.
Data la complessità delle norme e le scadenze stringenti, è fortemente consigliato rivolgersi a un sindacato o a un avvocato giuslavorista per verificare i dettagli del proprio contratto e avviare la procedura corretta.
Chi subisce un licenziamento disciplinare ha diritto alla NASpI?
Sì, il lavoratore licenziato per motivi disciplinari ha diritto a richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI, a patto di possedere i requisiti contributivi richiesti dall'INPS.
Il diritto alla NASpI sorge perché il licenziamento, anche se per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, determina uno stato di disoccupazione involontaria. Questo diritto esiste a prescindere dal fatto che il licenziamento venga poi giudicato legittimo o illegittimo da un giudice.
Hai ancora dubbi sulle conseguenze del tuo licenziamento disciplinare?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali passi compiere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di contestazione del licenziamento disciplinare.



