Subire un licenziamento disciplinare è un'esperienza complessa, che solleva molti dubbi, soprattutto riguardo al diritto alla NASpI. Spesso si teme che una sanzione di questo tipo precluda l'accesso all'indennità di disoccupazione, ma la realtà è diversa.
In questo articolo faremo chiarezza, spiegando in modo semplice e diretto quando spetta l'indennità di disoccupazione e quali sono i requisiti necessari. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza ed evitare errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per richiedere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al licenziamento e alla NASpI.
Il licenziamento disciplinare dà diritto alla NASpI?
Sì, il licenziamento per motivi disciplinari dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questo perché, secondo la normativa e la giurisprudenza consolidata, il licenziamento è considerato una perdita involontaria dell'impiego. Si tratta infatti di una decisione unilaterale presa dal datore di lavoro, anche se motivata da una condotta del dipendente.
Il diritto alla NASpI è garantito in entrambi i principali casi di licenziamento disciplinare:
- Licenziamento per giusta causa, ovvero per una mancanza talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno.
- Licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che avviene a seguito di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore.
Per accedere all'indennità, resta valido il requisito contributivo fondamentale: il lavoratore deve aver versato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione.
Cosa comporta un licenziamento per motivi disciplinari?
Al di là del diritto alla NASpI, un licenziamento disciplinare comporta una serie di conseguenze immediate e future per il lavoratore.
La conseguenza principale è l'interruzione immediata del rapporto di lavoro e, di conseguenza, la perdita dello stipendio. Nel caso di licenziamento per giusta causa, l'interruzione avviene senza preavviso.
Inoltre, un licenziamento di questo tipo può avere ripercussioni sulla ricerca di un nuovo impiego, poiché potrebbe essere menzionato in eventuali future referenze.
È importante ricordare che il lavoratore ha sempre il diritto di impugnare il licenziamento se lo ritiene ingiusto o sproporzionato, avviando un contenzioso legale.
Quali sono i casi in cui non si ha diritto alla NASpI?
La regola generale è che l'indennità di disoccupazione non spetta quando la perdita del lavoro è volontaria.
I principali casi di esclusione dal diritto alla NASpI sono:
- Le dimissioni volontarie, a meno che non siano presentate per giusta causa - ad esempio per mobbing, mancato pagamento dello stipendio o molestie.
- La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo alcuni casi specifici come le conciliazioni incentivate in sede protetta.
- Il licenziamento durante o al termine del periodo di prova.
- La cessazione del rapporto per i lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.
Chi sono i cosiddetti furbetti della NASpI?
L'espressione "furbetti della NASpI" si riferisce a quei lavoratori che, desiderando interrompere il rapporto di lavoro ma volendo accedere all'indennità di disoccupazione, si accordano con il datore di lavoro per farsi licenziare.
Questo meccanismo, noto anche come "dimissioni mascherate", consiste nel simulare una causa disciplinare per giustificare un licenziamento che, di fatto, nasconde la volontà del dipendente di andarsene.
Si tratta di un comportamento fraudolento ai danni dell'INPS. Qualora l'Istituto previdenziale scopra l'accordo illecito, può revocare la NASpI, richiedere la restituzione delle somme già versate e applicare sanzioni sia al lavoratore che al datore di lavoro complice.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare per ottenere la NASpI?
Dal punto di vista puramente tecnico, le dimissioni volontarie non danno accesso alla NASpI, mentre il licenziamento - anche disciplinare - sì.
Tuttavia, cercare deliberatamente di "farsi licenziare" attraverso comportamenti scorretti è una strategia rischiosa e sconsigliata. Una condotta grave può portare a un licenziamento per giusta causa, con perdita immediata del lavoro senza preavviso e con possibili difficoltà nel trovare una nuova occupazione.
Come già accennato, accordarsi con il datore di lavoro per un finto licenziamento è una pratica illegale.
La scelta più corretta dipende dalla situazione individuale. Se esistono le condizioni, una via percorribile potrebbe essere quella della risoluzione consensuale in una sede protetta, una procedura che in certi casi può garantire l'accesso alla NASpI senza ricorrere a comportamenti rischiosi.
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