Lasciare il proprio posto di lavoro è una decisione importante, che diventa necessaria quando la situazione professionale diventa insostenibile. In questi casi, si sente spesso parlare di "dimissioni per giusta causa", una procedura che permette al dipendente di interrompere il rapporto lavorativo con effetto immediato, a causa di gravi inadempienze da parte dell'azienda.
In questo articolo vedremo insieme quando è possibile ricorrere a questa opzione e quale procedura seguire per tutelare i propri diritti, come l'accesso alla disoccupazione. Se preferisci farti guidare da un esperto per avere la certezza di non commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate a licenziamento giusta causa dipendente.
Quando un dipendente può dare le dimissioni per giusta causa?
Le dimissioni per giusta causa sono legittime quando il comportamento del datore di lavoro è talmente grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro. Si tratta di un inadempimento che lede i diritti fondamentali del lavoratore.
I motivi più comuni che giustificano questa scelta includono:
- Il mancato o il ritardato pagamento dello stipendio in modo continuativo.
- L'omesso versamento dei contributi previdenziali all'INPS.
- Comportamenti riconducibili al mobbing, come vessazioni, umiliazioni o dequalificazione professionale.
- Molestie sessuali o psicologiche subite sul luogo di lavoro.
- La richiesta da parte del datore di lavoro di compiere atti illeciti.
- Un trasferimento in un'altra sede non supportato da comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive.
- Un peggioramento significativo delle mansioni lavorative, contrario a quanto previsto dal contratto.
- La mancata adozione delle misure di sicurezza necessarie a proteggere la salute del lavoratore.
Come si presentano le dimissioni per giusta causa per ricevere la NASpI?
La procedura per formalizzare le dimissioni per giusta causa è un passaggio cruciale per garantire l'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.
La comunicazione deve avvenire obbligatoriamente in modalità telematica, attraverso il portale del Ministero del Lavoro o tramite un patronato. Durante la compilazione online, è fondamentale selezionare l'opzione "giusta causa" come motivazione delle dimissioni.
Sebbene la procedura telematica sia l'unica con valore legale, è sempre consigliabile inviare anche una comunicazione scritta al datore di lavoro, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o Posta Elettronica Certificata - PEC. In questa lettera si dovrebbero esporre chiaramente i motivi che hanno portato alla decisione, creando così una traccia documentale utile in caso di future contestazioni.
Se il datore di lavoro dovesse contestare la sussistenza della giusta causa, la questione dovrà essere risolta davanti a un giudice del lavoro.
Quali sono i diritti del lavoratore dopo le dimissioni per giusta causa?
Quando le dimissioni per giusta causa sono riconosciute, il lavoratore ha diritto a specifiche tutele economiche, poiché la cessazione del rapporto è equiparata a una perdita involontaria del lavoro.
I principali diritti sono:
- Indennità sostitutiva del preavviso: il datore di lavoro è tenuto a versare al dipendente un importo pari alla retribuzione che avrebbe percepito durante il periodo di preavviso previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
- Accesso alla NASpI: il lavoratore ha diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione, a patto di possedere i requisiti contributivi richiesti dalla legge.
- Liquidazione del TFR e delle competenze di fine rapporto: il dipendente ha diritto a ricevere il Trattamento di Fine Rapporto, il pagamento delle ferie e dei permessi non goduti e le quote delle mensilità aggiuntive maturate.
Hai ancora dubbi sulle dimissioni per giusta causa?
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