L'annuncio dei referendum sul lavoro, fissati per l'8 e il 9 giugno 2025, ha generato molta attenzione sulle possibili modifiche alla disciplina dei licenziamenti. Se stai cercando di capire quali potrebbero essere le conseguenze concrete di questa votazione per il tuo rapporto di lavoro, in questo articolo troverai una spiegazione chiara dei punti chiave.
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In cosa consiste il referendum sui licenziamenti del 2025?
Il referendum, promosso dalla CGIL e ritenuto ammissibile dalla Corte Costituzionale, ha l'obiettivo di abrogare alcune norme introdotte dal Jobs Act nel 2015.
In sostanza, la proposta mira a superare l'attuale sistema di "tutela crescente", che in caso di licenziamento illegittimo prevede principalmente un risarcimento economico, per reintrodurre tutele più ampie per il lavoratore, tra cui il reintegro nel posto di lavoro.
Quali sono le modifiche proposte dai due quesiti?
I quesiti referendari sono due e si rivolgono a scenari diversi, a seconda delle dimensioni dell'azienda.
- Aziende con più di 15 dipendenti (scheda verde/grigia): Il primo quesito propone di abrogare le norme del Jobs Act per reintrodurre l'obbligo di reintegrazione del lavoratore in caso di licenziamento giudicato illegittimo per assenza di giusta causa o giustificato motivo. Si tratterebbe di un ritorno alla disciplina dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
- Aziende con meno di 15 dipendenti (scheda arancione): Il secondo quesito punta a eliminare il tetto massimo all'indennizzo economico - attualmente fissato a sei mensilità - per i licenziamenti illegittimi. Se il quesito passasse, sarebbe il giudice a determinare l'ammontare del risarcimento caso per caso, senza un limite prestabilito.
Cosa accadrebbe in caso di vittoria del SÌ?
Una vittoria del SÌ comporterebbe un ritorno alla disciplina precedente al 2015.
Questo significherebbe una maggiore "tutela reale" per i lavoratori. Nelle aziende più grandi, il giudice potrebbe disporre nuovamente il reintegro del dipendente illegittimamente licenziato, mentre nelle piccole imprese verrebbero meno i limiti massimi all'indennità di licenziamento, lasciando al giudice una più ampia discrezionalità.
E se invece vincesse il NO?
In caso di vittoria del NO, la situazione rimarrebbe invariata.
La normativa attuale, quella introdotta dal Jobs Act - decreto legislativo 23/2015 - continuerebbe a essere applicata. Resterebbe quindi in vigore il contratto a tutele crescenti, che privilegia l'indennizzo economico rispetto alla reintegrazione nel posto di lavoro e mantiene i tetti massimi al risarcimento.
Hai altre domande sul licenziamento illegittimo e il referendum?
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