Ricevere una comunicazione di licenziamento a voce può generare grande incertezza e confusione sui passi da compiere. Se ti trovi in questa delicata situazione, in questo articolo troverai informazioni chiare sui termini da rispettare e sui diritti che la legge ti riconosce. Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di impugnazione del licenziamento orale.
Un licenziamento comunicato a voce è valido?
No, un licenziamento comunicato solo oralmente non è valido. La legge italiana, in particolare la Legge 604 del 1966, stabilisce che il licenziamento debba essere comunicato per iscritto, a pena di inefficacia.
Un provvedimento di licenziamento verbale è quindi da considerarsi nullo e privo di qualsiasi effetto giuridico, come se non fosse mai avvenuto.
Quali sono i termini per impugnare un licenziamento orale?
A differenza del licenziamento scritto, che deve essere impugnato entro il termine perentorio di 60 giorni, il licenziamento orale segue regole diverse.
Poiché è considerato un atto giuridicamente inefficace, non è soggetto al termine di decadenza di 60 giorni. Il lavoratore ha invece tempo fino a 5 anni per agire in giudizio e far valere i propri diritti. Questo termine corrisponde alla prescrizione ordinaria per le rivendicazioni retributive e risarcitorie.
Cosa fare subito dopo aver ricevuto un licenziamento orale?
Sebbene non sia obbligatorio agire entro 60 giorni, è fortemente consigliato muoversi con tempestività. Il primo passo fondamentale è inviare una comunicazione formale al datore di lavoro.
Questa comunicazione, inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o Posta Elettronica Certificata - PEC, serve a:
- Contestare formalmente il licenziamento ricevuto a voce.
- Dichiarare la propria disponibilità a riprendere immediatamente l'attività lavorativa.
- Interrompere i termini di prescrizione, tutelando il diritto a un risarcimento pieno.
Successivamente, è necessario rivolgersi a un avvocato giuslavorista per depositare un ricorso presso il Tribunale, nella sezione lavoro, e avviare l'azione giudiziale.
Chi deve dimostrare l'esistenza del licenziamento orale in tribunale?
Un aspetto cruciale del procedimento giudiziario è l'onere della prova. Spetta al lavoratore, che presenta il ricorso, dimostrare che la cessazione del rapporto di lavoro sia avvenuta per volontà unilaterale del datore di lavoro e non per altre cause, come un abbandono volontario del posto di lavoro.
Per questo motivo, agire tempestivamente con una lettera di contestazione è un primo passo strategico per costruire la propria difesa.
Quali sono i diritti del lavoratore in caso di licenziamento orale?
Se il giudice accoglie il ricorso e dichiara l'inefficacia del licenziamento, il lavoratore ha diritto a tutele significative. La legge prevede infatti:
- La reintegrazione nel proprio posto di lavoro.
- Un risarcimento del danno, che per i lavoratori soggetti alla disciplina del Jobs Act non può essere inferiore a un minimo di 5 mensilità dell'ultima retribuzione.
- Il versamento di tutti i contributi previdenziali e assistenziali maturati dal giorno del licenziamento fino alla data della reintegra effettiva.
Esiste un'alternativa alla reintegrazione nel posto di lavoro?
Sì, la legge offre al lavoratore una scelta. In alternativa alla reintegrazione fisica nel posto di lavoro, il lavoratore può optare per un'indennità sostitutiva.
Questa indennità è pari a 15 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR e la sua scelta comporta la risoluzione definitiva del rapporto di lavoro.
Hai bisogno di supporto per l'impugnazione di un licenziamento orale?
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