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    Licenziamento per assenza: quanti giorni e nuove regole

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    Un'assenza ingiustificata dal lavoro può avere conseguenze serie, fino a portare al licenziamento. Se ti trovi ad affrontare questa situazione o semplicemente desideri comprendere meglio i tuoi diritti e doveri, in questo articolo facciamo chiarezza su quanti giorni di assenza possono portare al licenziamento e sulle nuove normative da conoscere.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate a licenziamento per assenza ingiustificata dopo quanti giorni.

    Dopo quanti giorni di assenza ingiustificata si rischia il licenziamento?

    In generale, il rischio di licenziamento per giusta causa sorge dopo un periodo di assenza ingiustificata che va dai 4 ai 5 giorni consecutivi.

    Tuttavia, questo numero non è una regola fissa. Il primo riferimento da consultare è sempre il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - applicato alla tua categoria. È il CCNL, infatti, a stabilire con precisione il numero massimo di giorni di assenza ingiustificata tollerati prima che l'azienda possa avviare la procedura di licenziamento.

    Cosa succede se non mi presento a lavoro per 3 giorni?

    Un'assenza ingiustificata di 3 giorni, pur essendo una violazione degli obblighi contrattuali, di solito non è sufficiente per giustificare un licenziamento in tronco.

    Rappresenta comunque un'infrazione disciplinare seria. In questo caso, il datore di lavoro avvierà quasi certamente un procedimento disciplinare, inviando una lettera di contestazione formale e potendo applicare sanzioni conservative, come una multa o la sospensione.

    Qual è la procedura corretta prima del licenziamento?

    Un datore di lavoro non può licenziare un dipendente in modo automatico. Deve seguire una procedura precisa e rigorosa per garantire il diritto di difesa del lavoratore. I passaggi obbligatori sono:

    • Invio di una contestazione disciplinare scritta, in cui vengono descritti i fatti in modo dettagliato, ossia i giorni di assenza non giustificata.
    • Concessione di un termine di 5 giorni al lavoratore per presentare le proprie giustificazioni, per iscritto o di persona.

    Solo dopo aver ricevuto le giustificazioni - o dopo la scadenza dei 5 giorni senza risposta - il datore di lavoro potrà valutare se procedere con il licenziamento.

    Quali sono le nuove regole per l'assenza ingiustificata prolungata?

    Una recente normativa, la Legge 203/2024, ha introdotto cambiamenti significativi per gestire le assenze ingiustificate che si protraggono nel tempo.

    La nuova legge stabilisce che un'assenza ingiustificata che superi i 15 giorni - o il termine inferiore previsto dal CCNL - viene equiparata a dimissioni volontarie. Questo meccanismo, noto anche come dimissioni per fatti concludenti, ha conseguenze importanti:

    • Il rapporto di lavoro cessa come se fosse stato il lavoratore a dimettersi.
    • Il lavoratore perde il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione, la NASpI.
    • Il datore di lavoro è tenuto a comunicare l'assenza all'Ispettorato Nazionale del Lavoro.

    È obbligatorio dare i 15 giorni di preavviso?

    È importante non fare confusione. I 15 giorni menzionati dalla nuova legge non rappresentano un periodo di preavviso che il lavoratore deve dare prima di assentarsi.

    Si tratta di una soglia temporale superata la quale, in assenza di qualsiasi giustificazione, la legge presume la volontà del lavoratore di abbandonare il posto di lavoro, facendogli perdere tutele importanti come la NASpI.

    Hai bisogno di chiarimenti sul licenziamento per assenza ingiustificata?

    Qualora ti servisse supporto per analizzare il tuo caso specifico e capire come muoverti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.

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