Giusto.

    Licenziamento giusta causa: contestazione e procedura

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    Ricevere una lettera di contestazione disciplinare dal proprio datore di lavoro può generare ansia e incertezza. Si tratta del primo passo di un percorso che potrebbe portare alla sanzione più grave: il licenziamento per giusta causa. In questo articolo faremo chiarezza sulla procedura da seguire, su come funziona la contestazione e su quali sono i diritti del lavoratore.

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    Cos'è il licenziamento per giusta causa?

    Il licenziamento per giusta causa rappresenta la sanzione disciplinare più grave che un datore di lavoro possa applicare. Viene comunicato "in tronco", cioè senza alcun preavviso, perché si fonda su una mancanza del lavoratore talmente grave da compromettere il rapporto di fiducia e non consentire la prosecuzione del rapporto, neppure per un giorno in più.

    Come inizia la procedura di licenziamento?

    Tutto ha inizio con la contestazione disciplinare, un atto formale con cui l'azienda informa il lavoratore dei fatti che gli vengono addebitati. Per essere valida, questa comunicazione deve rispettare tre principi fondamentali:

    • Specificità: deve descrivere in modo dettagliato e preciso i fatti contestati, senza lasciare spazio a interpretazioni generiche.
    • Immediatezza: deve essere inviata non appena il datore di lavoro viene a conoscenza del fatto, senza ritardi ingiustificati.
    • Forma scritta: deve essere sempre comunicata per iscritto, solitamente tramite raccomandata a mano o con ricevuta di ritorno.

    Alcuni esempi di fatti che possono portare a una contestazione per giusta causa includono il furto di beni aziendali, una grave insubordinazione, la falsa malattia o l'abuso dei permessi.

    Come può difendersi il lavoratore?

    Una volta ricevuta la lettera di contestazione, il lavoratore ha il diritto di difendersi. La legge prevede un termine minimo di 5 giorni dal ricevimento della comunicazione per presentare le proprie giustificazioni. Il contratto collettivo nazionale di lavoro - CCNL - di riferimento può prevedere un termine più lungo.

    La difesa può avvenire in due modi:

    • Presentando una memoria difensiva scritta.
    • Chiedendo di essere ascoltato oralmente, con la possibilità di farsi assistere da un rappresentante sindacale.

    Cosa succede dopo la difesa del lavoratore?

    Dopo aver ricevuto le giustificazioni del dipendente, o una volta trascorsi i 5 giorni senza che il lavoratore si sia difeso, il datore di lavoro prende la sua decisione.

    Se decide di procedere con il licenziamento, deve comunicarlo per iscritto. È fondamentale che la sanzione sia proporzionata alla gravità del fatto contestato. La giurisprudenza ha chiarito che questa proporzionalità va valutata caso per caso, non basandosi unicamente sulle previsioni dei codici disciplinari allegati ai CCNL.

    Se la contestazione disciplinare manca, è generica o tardiva, il licenziamento è illegittimo.

    Come si può contestare un licenziamento per giusta causa?

    Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia ingiusto, può impugnarlo. L'impugnazione deve avvenire entro 60 giorni dalla data di ricevimento della lettera di licenziamento.

    I principali motivi per cui un licenziamento per giusta causa può essere contestato sono:

    • Il fatto contestato non è mai accaduto.
    • Il fatto, pur essendo accaduto, non è così grave da giustificare un licenziamento in tronco.
    • La procedura disciplinare non è stata seguita correttamente dal datore di lavoro.

    Quante contestazioni disciplinari servono per essere licenziati?

    Contrariamente a una credenza diffusa, non esiste una regola fissa come "alla terza contestazione si viene licenziati". Per il licenziamento per giusta causa, è sufficiente un singolo episodio, a condizione che sia di una gravità tale da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l'azienda.

    Per sanzioni meno gravi, come il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, possono invece essere necessarie più contestazioni per dimostrare una condotta negligente reiterata nel tempo.

    Chi viene licenziato per motivi disciplinari ha diritto alla NASpI?

    Sì. Anche in caso di licenziamento per giusta causa, il lavoratore ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione, la NASpI. Questo perché la perdita del lavoro è considerata involontaria, dal momento che la decisione di interrompere il rapporto è stata presa dal datore di lavoro.

    Il lavoratore avrà quindi diritto all'assegno di disoccupazione, se ne possiede i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dall'INPS.

    Hai dubbi sulla procedura di licenziamento per giusta causa?

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