Giusto.

    Licenziamento per giusta causa: fac simile e regole

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    Il licenziamento per giusta causa rappresenta una delle situazioni più complesse e delicate nel mondo del lavoro, un momento in cui il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente si interrompe in modo insanabile. Se ti trovi a dover affrontare questa eventualità, come datore di lavoro o come dipendente, in questo articolo troverai le regole essenziali e un fac simile per capire come redigere la comunicazione.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e chiarezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per giusta causa.

    Cos'è il licenziamento per giusta causa?

    Il licenziamento per giusta causa è la sanzione disciplinare più grave che un datore di lavoro possa applicare. Consiste nell'interruzione immediata del rapporto di lavoro, senza alcun preavviso, a causa di una condotta del lavoratore talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.

    La sua validità dipende dalla tempestività della contestazione e dalla gravità del fatto commesso dal dipendente.

    Quali sono i motivi per un licenziamento per giusta causa?

    Non esiste un elenco tassativo stabilito dalla legge, ma la giurisprudenza ha delineato nel tempo una serie di comportamenti che possono giustificare questo provvedimento. La caratteristica comune è la gravità della violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà del lavoratore.

    Ecco alcuni esempi concreti:

    • Furto di beni aziendali o di proprietà di colleghi.
    • Violenza fisica, minacce o gravi offese sul luogo di lavoro.
    • Grave e ripetuta insubordinazione verso i superiori.
    • Falso infortunio o falsa malattia, documentati e accertati.
    • Abbandono ingiustificato del posto di lavoro con conseguente danno all'azienda.
    • Svolgimento di attività in concorrenza con il proprio datore di lavoro durante il rapporto.
    • Uso improprio di permessi, come quelli previsti dalla legge 104.

    Cosa si scrive nella lettera di licenziamento per giusta causa?

    La comunicazione di licenziamento è un atto formale che deve essere redatto con la massima precisione per evitare contestazioni. Anche se non esiste un modello unico, una lettera efficace - un fac simile ideale - deve contenere obbligatoriamente i seguenti elementi:

    • Dati del datore di lavoro e del dipendente.
    • Oggetto chiaro, per esempio "Contestazione disciplinare e licenziamento per giusta causa".
    • Descrizione dettagliata, specifica e circostanziata dei fatti che hanno portato alla decisione. È fondamentale indicare con precisione date, luoghi e la condotta contestata.
    • Indicazione delle norme del contratto collettivo o del codice disciplinare aziendale che si ritengono violate.
    • Espressa volontà di recedere dal contratto di lavoro con effetto immediato, senza preavviso.
    • Data e firma del datore di lavoro o di un suo legale rappresentante.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla NASpI?

    Sì. Anche in caso di licenziamento per giusta causa, il lavoratore ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI. Questo perché la cessazione del rapporto di lavoro è considerata involontaria, dal momento che è una decisione unilaterale del datore di lavoro, e non una scelta del dipendente.

    La domanda va presentata all'INPS secondo le modalità e i tempi previsti dalla legge.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto al TFR?

    Sì, assolutamente. Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è una parte della retribuzione che matura durante l'intero rapporto di lavoro. Spetta sempre al lavoratore al momento della cessazione del contratto, indipendentemente dalla causa che l'ha determinata.

    Il datore di lavoro è quindi obbligato a liquidare il TFR anche al dipendente licenziato per giusta causa.

    Chi decide il licenziamento per giusta causa?

    La decisione finale spetta unicamente al datore di lavoro. Tuttavia, la decisione deve essere l'atto conclusivo di una precisa procedura disciplinare, che prevede la contestazione formale e scritta dell'addebito al lavoratore, la concessione di un termine per presentare le proprie difese e solo dopo un'attenta valutazione la possibile adozione del provvedimento di licenziamento.

    Qual è la differenza con le dimissioni per giusta causa?

    È fondamentale non confondere i due istituti, che sono speculari.

    • Il licenziamento per giusta causa è deciso dal datore di lavoro per una colpa gravissima del dipendente.
    • Le dimissioni per giusta causa sono una scelta del dipendente, che interrompe il rapporto senza preavviso a causa di un inadempimento grave del datore di lavoro, come il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing o le molestie.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una forma di licenziamento prevista dalla legge. Si tratta di un'espressione giornalistica per descrivere una serie di comportamenti ostili messi in atto dal datore di lavoro - come demansionamento, isolamento o mancate opportunità di crescita - con l'obiettivo di spingere il dipendente a dare volontariamente le dimissioni.

    Quanto costa al datore di lavoro un licenziamento per giusta causa?

    A differenza di altri tipi di licenziamento, quello per giusta causa non prevede il pagamento del cosiddetto "ticket di licenziamento" da versare all'INPS. Il costo diretto è quindi nullo. Tuttavia, i costi indiretti possono diventare molto alti se il lavoratore impugna il licenziamento e il giudice lo dichiara illegittimo, con conseguente obbligo di reintegro o di risarcimento del danno.

    Come si gestisce un dipendente che non rispetta le regole aziendali?

    L'unico modo corretto e legale per affrontare un comportamento scorretto di un dipendente è avviare una procedura disciplinare formale. Questa procedura garantisce il diritto di difesa del lavoratore e permette al datore di lavoro di valutare la situazione in modo obiettivo. A seconda della gravità del fatto, la procedura può concludersi con un richiamo, una multa, una sospensione o, nei casi più gravi e insanabili, con il licenziamento.

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