Ricevere una comunicazione di licenziamento può essere un'esperienza destabilizzante, soprattutto quando le motivazioni non sono immediatamente chiare. Comprendere la natura del provvedimento e i propri diritti è il primo passo fondamentale per tutelarsi. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, chiarendo quali sono le tutele previste per il lavoratore.
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Quali sono i casi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo - o GMS - è un provvedimento disciplinare che il datore di lavoro può adottare in risposta a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore.
La sua caratteristica principale è che la mancanza commessa, seppur grave, non è tale da compromettere in modo irrimediabile e immediato il rapporto di fiducia, come avviene invece nella giusta causa.
Alcuni esempi concreti che possono portare a questo tipo di licenziamento includono:
- Assenze ingiustificate e ripetute che non raggiungono la soglia per il licenziamento per giusta causa.
- Un rendimento lavorativo costantemente e notevolmente scarso, ma solo dopo che il datore di lavoro ha formalmente contestato il problema e dato al dipendente la possibilità di migliorare.
- Comportamenti negligenti o imprudenti che hanno causato un danno all'azienda.
- Insoddisfazione o disobbedienza verso le direttive aziendali, purché non si tratti di un atto di insubordinazione talmente grave da giustificare un licenziamento in tronco.
- La violazione di norme del codice disciplinare aziendale.
È importante ricordare che il lavoratore ha il diritto di impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla sua comunicazione, se ritiene che le motivazioni siano insussistenti o sproporzionate.
Qual è la differenza tra giusta causa e giustificato motivo soggettivo?
La distinzione fondamentale tra queste due tipologie di licenziamento disciplinare risiede nella gravità della condotta del lavoratore.
Il licenziamento per giusta causa si verifica quando il comportamento del dipendente è talmente grave da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia e non consente la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto di lavoro. In questo caso, il licenziamento ha effetto immediato, senza l'obbligo di preavviso.
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, invece, riguarda un inadempimento notevole ma di gravità inferiore. La mancanza non è così seria da richiedere l'interruzione immediata del rapporto, pertanto il datore di lavoro è tenuto a rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo.
Che differenza c'è tra licenziamento oggettivo e soggettivo?
La differenza tra licenziamento per giustificato motivo oggettivo e soggettivo non riguarda il comportamento del lavoratore, ma l'origine della causa del licenziamento stesso.
Il licenziamento soggettivo - che include sia la giusta causa sia il giustificato motivo soggettivo - è sempre legato a una condotta colpevole o negligente del dipendente. La responsabilità della fine del rapporto è attribuibile a lui.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo - o GMO - dipende invece da ragioni che non hanno nulla a che fare con il lavoratore. Si tratta di motivazioni economiche, produttive o organizzative relative all'attività dell'azienda, come una crisi aziendale, la cessazione di un ramo d'azienda o la riorganizzazione del personale.
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo dà diritto alla naspi?
Sì, il lavoratore licenziato per giustificato motivo soggettivo ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questo perché la NASpI spetta a tutti i lavoratori che perdono involontariamente il proprio impiego. Anche se il licenziamento deriva da un comportamento del lavoratore, non si tratta di una scelta volontaria come nel caso delle dimissioni. Pertanto, una volta licenziato, il lavoratore si trova in uno stato di disoccupazione involontaria e, se in possesso dei requisiti contributivi richiesti dall'INPS, può presentare la domanda per l'indennità.
Quanto paga l'azienda in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Quando un'azienda procede con un licenziamento per giustificato motivo soggettivo, deve farsi carico di alcuni costi.
Innanzitutto, è tenuta a corrispondere al lavoratore il trattamento di fine rapporto - il TFR - maturato fino a quel momento. Inoltre, deve versare all'INPS il cosiddetto "ticket di licenziamento", un contributo obbligatorio finalizzato a finanziare la NASpI.
Qualora il licenziamento venga impugnato e un giudice lo dichiari illegittimo, l'azienda potrebbe essere condannata al pagamento di un'indennità risarcitoria a favore del lavoratore, il cui importo varia in base a diversi fattori, tra cui l'anzianità di servizio e le dimensioni dell'impresa.
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