Ricevere una lettera di licenziamento è un momento complesso e può generare molta incertezza. Comprendere la propria situazione legale è il primo passo per affrontarla correttamente. In questa guida troverai uno schema chiaro e riassuntivo per orientarti tra le diverse tipologie di licenziamento individuale e le tutele previste dalla legge.
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Quali sono i principali tipi di licenziamento individuale?
Un datore di lavoro può interrompere il rapporto di lavoro solo in presenza di una valida motivazione. Il licenziamento individuale si distingue principalmente in base alla gravità del motivo che ne è alla base.
Le categorie principali sono:
- Licenziamento per giusta causa: si verifica quando il lavoratore compie una mancanza talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto. In questo caso, il licenziamento è immediato e non è previsto il periodo di preavviso.
- Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: è causato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. La sua condotta è grave, ma non tanto da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto. Per questo motivo è previsto l'obbligo di preavviso.
- Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: dipende da ragioni che riguardano l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento. Si tratta di motivi economici o organizzativi dell'azienda, come una crisi aziendale o la soppressione di una specifica mansione.
Cosa succede in caso di licenziamento illegittimo?
Un licenziamento è considerato illegittimo quando avviene senza una giusta causa o un giustificato motivo, oppure quando non rispetta le procedure previste dalla legge.
In questi casi, il lavoratore ha il diritto di impugnare il licenziamento, ovvero di contestarlo formalmente per vie legali.
L'impugnazione deve avvenire entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione di licenziamento. Se il tentativo di conciliazione fallisce, il lavoratore ha poi 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale.
Le tutele sono uguali per tutti i lavoratori?
No, le forme di tutela in caso di licenziamento illegittimo non sono identiche per tutti i lavoratori dipendenti. La disciplina varia in base alla data di assunzione.
È necessario distinguere tra due principali regimi di protezione:
- Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015: a questi lavoratori si applica la disciplina dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, seppur modificata dalla Legge Fornero.
- Lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015: per questi lavoratori vale il cosiddetto contratto a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act.
Questa distinzione è fondamentale perché determina la natura e l'entità delle sanzioni a carico del datore di lavoro in caso di licenziamento dichiarato illegittimo dal giudice.
Quali sono le sanzioni previste per il datore di lavoro?
Le conseguenze per l'azienda in caso di licenziamento illegittimo dipendono dalla gravità del vizio e, come visto, dalla normativa applicabile al lavoratore.
Le principali forme di tutela sono:
- Tutela reintegratoria: il giudice ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro e di risarcirgli il danno. Questa è la sanzione più forte, applicata nei casi più gravi come il licenziamento discriminatorio, nullo o, in certi casi, per assenza di giusta causa per i lavoratori assunti prima del 2015.
- Tutela indennitaria: il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità economica a favore del lavoratore. Il rapporto di lavoro si considera comunque concluso. L'importo di questa indennità è commisurato all'anzianità di servizio ed è la forma di tutela prevalente per i lavoratori assunti con il contratto a tutele crescenti.
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