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    Licenziamento via whatsapp: cosa dice la cassazione?

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    Ricevere un messaggio su WhatsApp che comunica la fine del proprio rapporto di lavoro può essere un'esperienza spiazzante e generare molta incertezza. In un mondo sempre più digitale, è naturale chiedersi se una comunicazione così informale abbia valore legale. In questo articolo analizzeremo in modo chiaro e semplice cosa stabilisce la Corte di Cassazione riguardo la validità di un licenziamento comunicato tramite messaggistica istantanea.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e comprendere a fondo i tuoi diritti, potresti valutare di farti guidare da un esperto. Compilando il modulo presente in cima a questa pagina, potrai richiedere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al licenziamento.

    Il licenziamento comunicato via whatsapp è valido?

    Sì, secondo l'orientamento più recente della Corte di Cassazione, il licenziamento comunicato tramite WhatsApp può essere considerato valido. La legge, infatti, richiede per il licenziamento la "forma scritta", ma non specifica quale strumento debba essere utilizzato.

    Ciò che conta è che il messaggio abbia la forma di un documento informatico che possa essere memorizzato e stampato. L'importante è che la comunicazione contenga la chiara e inequivocabile volontà del datore di lavoro di porre fine al rapporto e che sia provato che il messaggio sia stato effettivamente ricevuto e visualizzato dal lavoratore - la classica doppia spunta blu può costituire una prova in tal senso.

    Quali sono le condizioni per la sua validità?

    Anche se il mezzo di comunicazione è ritenuto idoneo, il licenziamento per essere legittimo deve rispettare tutte le altre norme previste dalla legge. La validità della forma non sana eventuali vizi di sostanza.

    Nello specifico, un licenziamento deve sempre:

    • Essere fondato su una giusta causa - un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto - o su un giustificato motivo - soggettivo o oggettivo.
    • Essere preceduto, nei licenziamenti disciplinari, dalla procedura di contestazione, che dà al lavoratore il diritto di difendersi.
    • Contenere, o essere seguito a stretto giro, dall'indicazione dei motivi che lo hanno determinato.

    Se manca uno di questi elementi, il licenziamento può essere impugnato perché illegittimo, a prescindere da come sia stato comunicato.

    È possibile essere licenziati per ciò che si scrive su whatsapp?

    Sì, ed è importante non confondere questa situazione con la precedente. Un conto è ricevere la comunicazione di licenziamento via WhatsApp, un altro è essere licenziati a causa di messaggi scritti su WhatsApp.

    La Cassazione ha confermato in più occasioni la legittimità di licenziamenti per giusta causa dovuti a comportamenti del lavoratore tenuti su chat private o di gruppo. Ad esempio, un licenziamento può essere valido se il lavoratore:

    • Usa espressioni offensive o diffamatorie nei confronti dell'azienda, dei superiori o dei colleghi.
    • Divulga informazioni riservate o segreti aziendali.
    • Organizza attività contrarie agli interessi dell'impresa.

    In questi casi, il contenuto dei messaggi diventa la prova della condotta illecita che giustifica il licenziamento.

    Cosa fare se si riceve un licenziamento via whatsapp?

    La prima cosa da fare è non agire d'impulso. È fondamentale salvare la conversazione, facendo uno screenshot dell'intero messaggio, inclusi data e orario di ricezione.

    Successivamente, è essenziale far analizzare la comunicazione e il contesto da un professionista. Un avvocato del lavoro potrà verificare se la procedura è stata corretta, se le motivazioni sono valide e se ci sono i presupposti per un'impugnazione. Ricorda che i termini per impugnare il licenziamento sono molto stretti - 60 giorni dalla ricezione della comunicazione.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento via whatsapp? Ti aiutiamo noi

    Se desideri un'analisi approfondita del tuo caso specifico per capire come tutelare al meglio i tuoi diritti, puoi chiedere il parere di un esperto.

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