Ricevere un licenziamento e trovarsi ad affrontare una malattia subito dopo può generare ansia e incertezza, soprattutto riguardo a chi debba farsi carico dell'indennità. Se ti trovi in questa situazione, è importante sapere che la legge prevede tutele specifiche. In questo articolo, vedremo insieme chi paga l'indennità di malattia in questa circostanza e come funziona la procedura per ottenerla.
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Chi paga l'indennità di malattia dopo il licenziamento?
Quando un lavoratore si ammala dopo la cessazione del rapporto di lavoro, l'onere del pagamento non ricade più sull'ex datore di lavoro.
L'indennità di malattia viene erogata direttamente dall'INPS, a patto che siano rispettate determinate condizioni previste dalla normativa. Questo significa che il lavoratore non riceverà alcuna somma dall'azienda per cui lavorava, ma dovrà interfacciarsi esclusivamente con l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.
Quali sono i requisiti per ricevere l'indennità dall'INPS?
Per avere diritto al pagamento diretto dell'indennità di malattia da parte dell'INPS, il lavoratore licenziato o disoccupato deve soddisfare alcuni requisiti fondamentali.
L'INPS interviene solo se:
- l'evento di malattia insorge entro 60 giorni - o due mesi - dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
- la durata massima dell'indennità non supera i 180 giorni complessivi nell'arco dell'anno solare, tenendo conto anche di eventuali periodi di malattia già goduti mentre il rapporto di lavoro era ancora attivo.
Se queste condizioni sono rispettate, il lavoratore ha diritto alla tutela previdenziale.
Come funziona la procedura per richiedere il pagamento?
La procedura è semplice e interamente gestita a livello telematico.
Il lavoratore che si ammala dopo il licenziamento deve recarsi dal proprio medico curante, il quale ha il compito di redigere e inviare il certificato di malattia telematicamente all'INPS.
A differenza di quanto accade durante il rapporto di lavoro, non è più necessario inviare alcuna copia del certificato all'ex datore di lavoro, poiché il rapporto è ormai concluso. Sarà l'INPS a prendere in carico la pratica e, una volta verificate le condizioni, a procedere con il pagamento.
Cosa succede se la malattia era già in corso al momento del licenziamento?
Può capitare che il licenziamento venga comunicato mentre il lavoratore si trova già in stato di malattia.
In questo caso, se il periodo di malattia era iniziato durante il rapporto di lavoro, l'indennità continuerà a essere pagata dall'INPS anche durante il successivo stato di disoccupazione. Il pagamento proseguirà fino alla data di guarigione indicata nel certificato medico o, in ogni caso, fino al raggiungimento del limite massimo di 180 giorni indennizzabili nell'anno solare.
L'indennità di malattia è compatibile con la NASpI?
Sì, ma le due prestazioni non possono essere percepite contemporaneamente.
Se la malattia insorge mentre il lavoratore sta già ricevendo l'indennità di disoccupazione NASpI, quest'ultima viene sospesa per tutta la durata dell'evento di malattia. Durante questo periodo, l'INPS erogherà l'indennità di malattia.
Una volta terminato il periodo di malattia, l'erogazione della NASpI riprenderà automaticamente per il periodo residuo.
In quali casi l'indennità di malattia non viene pagata?
Il caso principale in cui l'INPS non paga l'indennità di malattia a un lavoratore licenziato è quando l'evento patologico inizia dopo che sono trascorsi 60 giorni dalla data di fine del rapporto di lavoro.
Superato questo termine, il lavoratore disoccupato non ha più diritto alla specifica tutela previdenziale per la malattia legata al precedente impiego.
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