Affrontare la depressione mentre si lavora può essere una sfida complessa, che solleva dubbi e preoccupazioni riguardo ai propri diritti e doveri. Se ti trovi in questa situazione, è fondamentale sapere che la legge ti tutela. In questo articolo troverai informazioni chiare su come gestire la malattia per depressione, cosa è previsto per le visite fiscali e quali sono le possibilità di uscita durante il periodo di assenza.
Per affrontare la situazione con le giuste tutele e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e patologie correlate.
La depressione è considerata una malattia dal punto di vista lavorativo?
Sì, la depressione è pienamente riconosciuta come una patologia che dà diritto all'astensione dal lavoro, al pari di qualsiasi altra malattia.
Quando la diagnosi è accertata, il lavoratore ha diritto a un periodo di riposo retribuito, finalizzato al recupero del proprio benessere psicofisico.
Durante questo periodo, inoltre, il lavoratore ha diritto alla conservazione del proprio posto di lavoro, entro i limiti del cosiddetto periodo di comporto.
Come funziona la malattia per depressione e come si richiede?
La procedura per mettersi in malattia per depressione è la stessa prevista per le altre patologie.
Il primo passo è rivolgersi al proprio medico curante. Sarà lui, dopo un'attenta valutazione, a redigere il certificato di malattia e a inviarlo telematicamente all'INPS. Il certificato indicherà la diagnosi e i giorni di prognosi.
È tuo dovere comunicare tempestivamente la tua assenza al datore di lavoro, fornendogli il numero di protocollo del certificato medico.
Se la depressione è causata o aggravata da condizioni lavorative- come mobbing o stress lavoro-correlato - è possibile avviare una pratica di infortunio sul lavoro o malattia professionale presso l'INAIL per ottenere specifici indennizzi.
Lo psichiatra può dare i giorni di malattia?
Sì, sia il medico di base sia uno specialista, come lo psichiatra, possono certificare lo stato depressivo e assegnare i giorni di malattia necessari alla cura.
Il certificato redatto dallo psichiatra ha la stessa validità legale di quello del medico curante e deve essere trasmesso all'INPS secondo le medesime procedure telematiche.
La malattia per depressione è soggetta a visita fiscale?
Sì, anche chi è assente dal lavoro per depressione è soggetto all'obbligo di reperibilità per la visita fiscale.
Le fasce orarie da rispettare, salvo diverse disposizioni del CCNL, sono le seguenti:
- Settore privato: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00.
- Settore pubblico: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
L'obbligo di reperibilità vale per tutti i giorni della settimana, inclusi sabati, domeniche e festivi.
Chi è in malattia per depressione può uscire?
Questa è una domanda molto comune e la risposta è più articolata di un semplice sì o no. Sebbene l'obbligo di reperibilità nelle fasce orarie indicate resti valido, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante.
Le uscite al di fuori delle fasce di reperibilità non sono considerate illegittime se non pregiudicano la guarigione. Anzi, nel caso della depressione, attività all'aperto o momenti di socializzazione possono essere parte integrante della terapia e favorire il recupero psicofisico.
L'importante è che queste attività siano compatibili con lo stato di salute e non appaiano in contrasto con la diagnosi certificata.
Quanti giorni di malattia si possono fare per depressione?
Non esiste un limite massimo di giorni di mutua che si possono fare per depressione. La durata dell'assenza dipende esclusivamente dalla valutazione del medico e dalla prognosi indicata nel certificato.
Tuttavia, esiste un limite alla conservazione del posto di lavoro, chiamato periodo di comporto. Si tratta del numero massimo di giorni di malattia che un lavoratore può accumulare in un determinato arco temporale - solitamente un anno - senza rischiare il licenziamento.
La durata del periodo di comporto è definita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - e varia a seconda del settore e dell'anzianità di servizio.
Come posso lasciare il lavoro per depressione?
Se lo stato di depressione è tale da rendere impossibile la prosecuzione, anche futura, del rapporto di lavoro, è possibile presentare le proprie dimissioni.
Se la patologia è causata da un comportamento illecito del datore di lavoro - ad esempio mobbing, demansionamento o mancate tutele sulla salute - è possibile rassegnare le dimissioni per giusta causa. Questa opzione permette di interrompere il rapporto di lavoro senza preavviso e di accedere alla disoccupazione.
Se mi licenzio per depressione ho diritto alla disoccupazione?
L'accesso all'indennità di disoccupazione, la NASpI, dipende dalla modalità con cui si interrompe il rapporto di lavoro.
- Dimissioni volontarie: in questo caso, non si ha diritto alla NASpI.
- Dimissioni per giusta causa: se si riesce a dimostrare che la depressione è una conseguenza diretta di un comportamento illegittimo del datore di lavoro, le dimissioni sono considerate "per giusta causa" e si ha diritto a percepire la NASpI.
È un percorso che richiede prove concrete e un'attenta valutazione legale della situazione.
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