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    Malattie escluse dal periodo di comporto: elenco e calcolo

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    Affrontare un periodo di malattia può generare preoccupazioni, non solo per la propria salute, ma anche per la stabilità del posto di lavoro. Il timore di superare il cosiddetto "periodo di comporto" e rischiare il licenziamento è una fonte di stress comprensibile. In questo articolo vedremo insieme quali sono le malattie escluse da questo conteggio, come si effettua il calcolo e quali assenze non vengono considerate, per aiutarti a fare chiarezza sulla tua situazione.

    Per affrontare la situazione con maggiore sicurezza e valutare ogni dettaglio del tuo caso specifico, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e tutela del lavoratore in malattia.

    Quali malattie sono escluse dal periodo di comporto?

    Non tutte le assenze per malattia rientrano nel calcolo del periodo di comporto. La legge e i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - prevedono specifiche esclusioni per tutelare il lavoratore in circostanze di particolare gravità o natura.

    L'elenco delle principali assenze che non concorrono al calcolo del comporto include:

    • Infortuni sul lavoro e malattie professionali, ma solo se l'evento è riconducibile a una colpa o a una responsabilità del datore di lavoro per la mancata adozione delle misure di sicurezza previste.
    • Gravi patologie che richiedono terapie salvavita o assimilabili, come ad esempio chemioterapia, radioterapia, emodialisi o trattamenti per l'HIV.
    • Assenze per malattia durante il periodo di gravidanza e puerperio, secondo le tutele previste dalla legge.
    • Periodi di assenza legati a una disabilità o a uno stato di invalidità strettamente collegati alla patologia che ha causato l'assenza stessa.
    • Assenze dovute alla donazione di midollo osseo o di organi.

    È importante ricordare che il proprio CCNL di riferimento può prevedere un elenco più ampio di esclusioni o condizioni di maggior favore.

    In ogni caso, per ottenere l'esclusione dal calcolo, è fondamentale che la natura della patologia e delle terapie sia attestata da una certificazione medica specialistica chiara e dettagliata.

    Come si calcolano i giorni di malattia per il periodo di comporto?

    Il calcolo dei giorni di malattia ai fini del comporto non è universale, ma dipende da quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato al rapporto di lavoro.

    Esistono principalmente due modalità di calcolo.

    La prima è il comporto secco, che considera un unico e ininterrotto periodo di malattia. Se un CCNL prevede, ad esempio, 180 giorni di comporto secco, il lavoratore è protetto per un'assenza continuativa fino a tale limite.

    La seconda è il comporto per sommatoria - o frazionato - che conteggia la somma di tutti i periodi di malattia avvenuti in un determinato arco temporale, come l'anno solare o gli ultimi tre anni.

    Per sapere con certezza come si conteggiano i giorni nel tuo caso specifico, è indispensabile consultare il tuo CCNL.

    Come si può evitare di superare il periodo di comporto?

    Se ti stai avvicinando al limite massimo di assenze consentite, esistono alcune strade da poter valutare per evitare il superamento del comporto.

    La prima strategia, naturalmente, è verificare se la propria patologia rientra in una delle cause di esclusione dal calcolo che abbiamo elencato in precedenza.

    In alternativa, è possibile concordare con il datore di lavoro la fruizione di ferie o permessi retribuiti, così da interrompere il conteggio dei giorni di malattia.

    Un'altra opzione, prevista da molti CCNL, è la richiesta di un periodo di aspettativa non retribuita per motivi di salute. Questa soluzione sospende il rapporto di lavoro e la retribuzione, ma permette di conservare il posto di lavoro.

    Quando si azzera il periodo di comporto?

    L'azzeramento del periodo di comporto dipende ancora una volta dalla tipologia prevista dal CCNL.

    Nel caso del comporto secco, il conteggio si azzera al rientro effettivo del lavoratore in servizio, che recupera così il diritto all'intero periodo di conservazione del posto in caso di una nuova e diversa malattia.

    Per il comporto per sommatoria, il meccanismo è quello del "calendario mobile". Il calcolo si effettua a ritroso a partire dall'ultimo giorno di malattia. I giorni di assenza più vecchi, che cadono al di fuori dell'arco temporale di riferimento - ad esempio gli ultimi 365 giorni - escono dal conteggio, lasciando spazio a nuovi giorni di possibile assenza. Non c'è quindi una data fissa in cui si azzera, ma è un calcolo continuo.

    Quanta malattia si può fare prima di essere licenziati?

    Non esiste una risposta unica a questa domanda. La durata massima del periodo di comporto, superato il quale il datore di lavoro può procedere con il licenziamento, è stabilita esclusivamente dai singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

    Alcuni contratti prevedono 180 giorni nell'anno solare, altri 12 mesi in un triennio, altri ancora periodi più lunghi o meccanismi di calcolo più complessi.

    Per conoscere il limite esatto di giorni di malattia che ti è concesso, è quindi obbligatorio fare riferimento al CCNL applicato dalla tua azienda. Superare tale soglia non comporta un licenziamento automatico, ma dà al datore di lavoro la facoltà di interrompere il rapporto di lavoro.

    Hai ancora dubbi sulle malattie escluse dal periodo di comporto?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire come tutelare al meglio i tuoi diritti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per malattia e calcolo del periodo di comporto.

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