Se stai valutando la possibilità di interrompere il tuo rapporto di lavoro e ti chiedi come tutelare il tuo futuro economico, potresti aver cercato informazioni su come farsi licenziare per accedere all'indennità di disoccupazione. Si tratta di un percorso delicato che richiede attenzione per non commettere errori. In questo articolo troverai una guida chiara sui percorsi legali che consentono di accedere all'indennità NASpI.
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Come faccio a farmi licenziare per prendere la disoccupazione?
L'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI è garantito a chi perde il lavoro involontariamente. Di conseguenza, le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI, salvo rare eccezioni.
Per ottenere la disoccupazione dopo aver interrotto un rapporto di lavoro, le strade legalmente sicure sono principalmente due:
- La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in sede protetta.
- Il licenziamento, anche se per una causa imputabile al lavoratore.
Un comportamento spesso adottato, ma rischioso, è quello delle assenze ingiustificate strategiche. Sebbene possano portare al licenziamento per giusta causa, una recente sentenza del Tribunale di Udine - la numero 106/2020 - ha stabilito che il datore di lavoro può chiedere al dipendente il risarcimento del cosiddetto ticket NASpI, un costo che l'azienda sostiene per ogni licenziamento.
Quali sono i metodi per farsi licenziare legalmente?
I percorsi che portano a un'interruzione del rapporto di lavoro non volontaria, e che quindi possono dare accesso alla NASpI, includono diverse casistiche. Le più rilevanti sono:
- Licenziamento per giusta causa: avviene in seguito a una grave mancanza del dipendente che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.
- Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: causato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore.
- Risoluzione consensuale: un accordo tra datore di lavoro e dipendente per interrompere il contratto, che se formalizzato in sedi protette - come l'Ispettorato del Lavoro - dà diritto alla NASpI.
- Dimissioni per giusta causa: in questo caso è il lavoratore a dimettersi, ma per una gravissima mancanza da parte del datore di lavoro. Questa opzione è equiparata a una perdita involontaria del lavoro e dà pieno diritto alla NASpI.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
La risposta dipende interamente dall'obiettivo finale e dalla situazione specifica.
"Farsi licenziare" attraverso un licenziamento disciplinare consente l'accesso alla NASpI, ma può lasciare una traccia negativa nel proprio percorso professionale e, come visto, esporre a rischi di richieste di risarcimento.
"Licenziarsi" con dimissioni volontarie è la via più semplice e pulita, ma esclude la possibilità di ricevere l'indennità di disoccupazione.
La soluzione spesso consigliata, quando le circostanze lo permettono, è quella delle dimissioni per giusta causa. Questo percorso permette di interrompere il rapporto di lavoro mantenendo il diritto alla NASpI, poiché la responsabilità della fine del rapporto ricade su un grave inadempimento del datore di lavoro.
Cosa fare se il datore di lavoro non ti licenzia?
Il datore di lavoro non ha alcun obbligo di licenziare un dipendente che lo desideri. Se un lavoratore smette di presentarsi al lavoro senza giustificazione, il datore può avviare un procedimento disciplinare che potrebbe concludersi con un licenziamento, ma non è un esito automatico né privo di rischi per il lavoratore.
Se il datore di lavoro non procede al licenziamento, le uniche alternative per il dipendente sono:
- Tentare la via della risoluzione consensuale.
- Presentare le proprie dimissioni volontarie, rinunciando alla NASpI.
- Verificare se sussistono le condizioni per le dimissioni per giusta causa.
Posso chiedere all'azienda di licenziarmi?
Sì, è possibile avviare un dialogo con l'azienda per trovare un accordo. Questa strada porta alla cosiddetta "risoluzione consensuale del rapporto di lavoro".
Non si tratta di un vero e proprio licenziamento, ma di un patto con cui entrambe le parti decidono di interrompere il contratto. Per avere diritto alla NASpI, è fondamentale che questo accordo venga raggiunto e firmato in una sede protetta, come l'Ispettorato Territoriale del Lavoro o un sindacato.
Chi si licenzia ha diritto alla NASpI?
Di norma, chi presenta dimissioni volontarie non ha diritto alla NASpI. L'unica importante eccezione è rappresentata dalle dimissioni per giusta causa.
Queste si possono presentare quando il datore di lavoro commette inadempimenti talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto. Alcuni esempi includono:
- Mancato o ritardato pagamento dello stipendio.
- Comportamenti di mobbing o bossing.
- Mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
- Molestie sessuali sul luogo di lavoro.
- Aver subito un demansionamento illegittimo.
In questi casi, le dimissioni sono considerate una conseguenza di un comportamento altrui e vengono equiparate alla perdita involontaria del lavoro.
Cos'è il licenziamento silenzioso?
Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una procedura legale ma un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro per isolare ed emarginare un dipendente, spingendolo a dare le dimissioni volontarie.
Questi comportamenti possono includere l'esclusione da riunioni importanti, la negazione di aumenti o promozioni meritate o l'assegnazione di compiti dequalificanti. Se provato, un comportamento di questo tipo può costituire una valida ragione per presentare dimissioni per giusta causa e ottenere così l'accesso alla NASpI.
Hai ancora dubbi su come farsi licenziare e ottenere la NASpI?
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