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    Naspi per dimissioni in maternità: quando spetta e come fare

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    Decidere di presentare le dimissioni durante la maternità o nel primo anno di vita del bambino è un passo importante e spesso genera dubbi sui propri diritti, in particolare riguardo all'indennità di disoccupazione. In questo articolo, vedremo insieme quando le dimissioni volontarie di una lavoratrice madre danno diritto alla NASpI e quali sono i passaggi da seguire.

    Per affrontare questa fase con la massima serenità e assicurarsi di non commettere errori, è possibile compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di tutele per la maternità e diritti dei lavoratori.

    Quando spetta la Naspi per dimissioni in maternità?

    A differenza delle normali dimissioni volontarie, che non danno accesso all'indennità di disoccupazione, la legge prevede una tutela specifica per le lavoratrici madri.

    La NASpI spetta quando le dimissioni vengono presentate durante il cosiddetto "periodo tutelato", che va dall'inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino.

    Per avere diritto all'indennità, è necessario soddisfare due requisiti fondamentali:

    • Presentare le dimissioni durante il periodo protetto.
    • Avere almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione.

    Come si fa a richiedere la Naspi in questo caso?

    La procedura per ottenere la NASpI dopo le dimissioni in maternità richiede alcuni passaggi specifici e diversi da una normale richiesta di disoccupazione.

    Prima di tutto, le dimissioni devono essere convalidate. Questo passaggio è obbligatorio e serve a verificare che la scelta della lavoratrice sia genuina e non forzata dal datore di lavoro. La convalida va richiesta presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro competente.

    Una volta ottenuto il verbale di convalida, è possibile presentare la domanda di NASpI all'INPS. La richiesta deve essere inviata in via telematica entro il termine di 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

    Se sono incinta e mi licenzio, ho diritto alla Naspi?

    Sì, se sei incinta e decidi di licenziarti, hai diritto a percepire la NASpI, a condizione di possedere i requisiti contributivi richiesti dalla legge.

    Il periodo di tutela, infatti, inizia fin dal primo giorno della gestazione. Anche in questo caso, è fondamentale seguire la procedura di convalida delle dimissioni presso l'Ispettorato del Lavoro prima di inoltrare la domanda all'INPS.

    Cosa succede se mi licenzio in maternità?

    Licenziarsi durante il periodo tutelato garantisce importanti diritti che normalmente non si avrebbero in caso di dimissioni volontarie.

    Oltre al diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, la lavoratrice madre ha anche diritto a ricevere dal datore di lavoro l'indennità sostitutiva del preavviso. In pratica, è come se fosse stata licenziata, senza però perdere il diritto alla disoccupazione.

    Quanto dura la Naspi se mi licenzio in maternità?

    La durata della NASpI non cambia in caso di dimissioni durante il periodo tutelato.

    L'indennità viene erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi quattro anni, per un periodo massimo di 24 mesi.

    Il lavoratore che si dimette ha diritto anche all'indennità di preavviso?

    Sì, questo è uno dei principali vantaggi.

    La lavoratrice madre che si dimette entro il primo anno di vita del bambino non solo non è tenuta a dare il preavviso al datore di lavoro, ma ha diritto a ricevere la relativa indennità sostitutiva, calcolata in base a quanto previsto dal suo contratto collettivo. Questo diritto è esteso anche al padre lavoratore che usufruisce del congedo di paternità.

    Cosa succede dopo il primo anno di vita del bambino?

    Al compimento del primo anno di vita del bambino, il periodo di tutela termina.

    Di conseguenza, le dimissioni volontarie presentate dopo questa data non danno più diritto alla NASpI, né all'indennità sostitutiva del preavviso.

    L'unica eccezione a questa regola è rappresentata dalle dimissioni per giusta causa, che danno sempre diritto all'indennità di disoccupazione. Tra le cause più comuni rientrano:

    • Il mancato pagamento dello stipendio.
    • Il mobbing o le molestie sul luogo di lavoro.
    • Il peggioramento delle mansioni.

    Hai ancora dubbi sulla Naspi per dimissioni in maternità?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai bisogno di un supporto per seguire la procedura correttamente, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni protette durante la maternità.

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