Le dimissioni volontarie sono una decisione importante nella vita di un lavoratore. Con le nuove regole previste per il 2025, capire se si ha diritto all'indennità di disoccupazione NASpI dopo aver lasciato il lavoro è diventato un tema ancora più delicato. In questa guida aggiornata, analizzeremo punto per punto come funziona l'accesso alla NASpI per chi si dimette volontariamente.
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Quali sono le novità per la NASpI dopo le dimissioni volontarie nel 2025?
A partire dal 2025, la normativa che regola l'accesso alla NASpI dopo le dimissioni volontarie diventerà più restrittiva. L'obiettivo è contrastare il fenomeno dei cosiddetti "licenziamenti lampo" o "licenziamenti tattici".
La novità principale è che, dopo essersi dimesso volontariamente, il lavoratore dovrà trovare un nuovo impiego e maturare almeno 13 settimane di contribuzione presso il nuovo datore di lavoro - nell'arco dei 12 mesi successivi alle dimissioni - prima di poter accedere alla NASpI, a seguito di una successiva perdita involontaria del lavoro.
In pratica, non sarà più sufficiente un breve rapporto di lavoro successivo per sbloccare l'indennità.
Come si può ottenere la NASpI con dimissioni volontarie?
La regola generale prevede che le dimissioni volontarie non diano diritto alla NASpI, poiché la disoccupazione non è involontaria.
Tuttavia, esistono delle eccezioni importanti in cui l'indennità spetta comunque. Le dimissioni volontarie consentono l'accesso alla NASpI nei seguenti casi principali:
- Dimissioni per giusta causa, ad esempio a seguito di mancato pagamento dello stipendio, mobbing, molestie sessuali sul luogo di lavoro o un peggioramento notevole delle mansioni.
- Dimissioni presentate durante il periodo tutelato di maternità o paternità.
Al di fuori di queste casistiche, con la normativa 2025, l'unico modo per ottenere la NASpI dopo dimissioni volontarie "semplici" è quello di rientrare nel mondo del lavoro, maturare i nuovi requisiti contributivi e solo successivamente perdere il nuovo impiego in modo involontario.
Come funzionava la strategia del "licenziamento tattico" e perché non è più possibile?
Prima delle modifiche del 2025, alcuni lavoratori si dimettevano volontariamente per poi farsi assumere da un nuovo datore di lavoro per un periodo molto breve, accordandosi per un successivo licenziamento. Questo permetteva di aggirare la regola generale e di accedere all'indennità di disoccupazione.
Questa "strategia" viene bloccata dalla nuova normativa.
Introducendo l'obbligo di versare almeno 13 settimane di contributi nel nuovo rapporto di lavoro, il legislatore ha reso di fatto impossibile e non conveniente ricorrere a questi accordi di breve durata, garantendo che la NASpI sia accessibile solo a seguito di un rapporto di lavoro effettivo e di una successiva e reale perdita involontaria dell'impiego.
Quanto dura la NASpI se si riesce a ottenerla dopo le dimissioni?
La durata della NASpI non cambia con le nuove regole del 2025.
L'indennità viene erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione che il lavoratore ha accumulato negli ultimi quattro anni.
Quindi, se un lavoratore riesce a soddisfare i nuovi requisiti dopo le dimissioni, la durata della sua indennità sarà calcolata secondo le regole standard, senza alcuna penalizzazione legata al fatto che il percorso sia iniziato con delle dimissioni volontarie.
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