Affrontare un licenziamento per giusta causa può generare incertezza, soprattutto riguardo al diritto di accedere a un sostegno economico come la NASpI. Con le nuove normative previste per il 2025, è fondamentale avere un quadro chiaro delle regole e dei propri diritti. In questo articolo esploreremo quando spetta l'indennità di disoccupazione in caso di licenziamento per giusta causa e quali sono le principali novità introdotte per il prossimo anno.
Per affrontare la situazione con la dovuta sicurezza e avere certezze sui passi da compiere, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per giusta causa e diritto alla NASpI.
Si ha diritto alla naspi dopo un licenziamento per giusta causa?
Sì, il licenziamento per giusta causa dà diritto alla NASpI.
La legge considera questa tipologia di licenziamento come una perdita involontaria dell'occupazione. Anche se la causa è un comportamento del lavoratore, la decisione di interrompere il rapporto di lavoro è del datore di lavoro e non una scelta volontaria del dipendente.
Per accedere all'indennità è però necessario soddisfare un requisito contributivo fondamentale: aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni che precedono la data di licenziamento.
Quali sono le nuove regole per la naspi nel 2025?
A partire dal 1° gennaio 2025, entrerà in vigore una nuova regola pensata per contrastare i comportamenti elusivi, noti come "stretta anti-furbetti".
Questa novità riguarda i lavoratori che, dopo essersi dimessi o aver firmato una risoluzione consensuale, vengono assunti con un nuovo contratto di breve durata per poi essere licenziati per giusta causa.
In questi specifici casi, la NASpI spetterà solo se il lavoratore ha accumulato almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo e ultimo rapporto di lavoro.
E in caso di licenziamento per assenza ingiustificata?
Il licenziamento per assenza ingiustificata prolungata rappresenta un caso particolare.
Sebbene tecnicamente sia un licenziamento disciplinare, la giurisprudenza tende a interpretare questa situazione con maggiore severità. Se l'assenza appare chiaramente come un modo per "farsi licenziare" e quindi simulare una perdita involontaria del lavoro, il diritto alla NASpI nel 2025 potrebbe essere escluso.
La valutazione si basa sulla reale volontà del lavoratore di interrompere il rapporto.
Cosa spetta al lavoratore e cosa paga l'azienda?
Al lavoratore che soddisfa i requisiti spetta l'indennità NASpI. Per il 2025, l'importo massimo mensile dell'assegno è fissato a 1.562,82 euro. La durata della NASpI è pari alla metà delle settimane di contribuzione accumulate negli ultimi quattro anni.
Il datore di lavoro, invece, è tenuto a versare all'INPS il cosiddetto ticket di licenziamento. Per il 2025, l'importo è di 640,76 euro per ogni anno di lavoro del dipendente negli ultimi tre anni, con un tetto massimo di 1.922,28 euro.
Come e quando si presenta la domanda per la naspi?
La domanda per ottenere la NASpI deve essere presentata esclusivamente in via telematica all'INPS.
È fondamentale rispettare la scadenza: la richiesta va inviata entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Per evitare errori e assicurarsi che la pratica sia gestita correttamente, è consigliabile rivolgersi a un patronato.
Hai ancora dubbi su naspi e licenziamento per giusta causa?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire come muoverti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.



